Quella figliuola da qualche tempo aveva una libertà di linguaggio!

—Ebbene—domandò l'Adelaide Nocera a Diana, tirandola alquanto in disparte e cingendole amorevolmente con un braccio la vita;—come va? Ti giovano i bagni?

Non aspettava più i quarant'anni, l'Adelaide, ma era sempre una bella brunetta dai grandi occhi vivaci, dalla folta capigliatura nera, dalla persona svelta, piena di grazia e d'armonia. E aveva, nel vestire, un istintivo buon gusto che i lunghi soggiorni in piccole città di provincia non avevano potuto alterare e che destava l'invidia, l'emulazione, la rabbia delle mogli dei colleghi.—La più elegante magistrata del Regno d'Italia—la aveva proclamata Sua Eccellenza il commendator Farioli, Primo Presidente d'una delle nostre Corti d'Appello. E nessuna Cassazione aveva osato annullar la sentenza.

—Se mi giovano?—disse Diana rispondendo alla interrogazione della Nocera.—Uhm! Io li faccio per compiacere alla mamma, ma credo che lascino il tempo che trovano. Ha una gran fede nei bagni di mare, lei?

—Secondo i casi.

—Lei non li fa?

—Io preferisco la doccia… Ma non ti vuoi proprio decidere a darmi del tu?

Diana arrossì. Non solo non si voleva decidere; ma era anzi ferma nel proposito di attenersi al lei che, seppure usato da una sola delle due parti, bastava a impedir la troppa dimestichezza. Ella balbettò qualche scusa. Non riusciva ad avvezzarsi… L'era stato sempre difficile, in tutte le occasioni, perfino con le sue coetanee…

—Non crederai mica che voglia atteggiarmi a tua coetanea—replicò, ridendo, l'Adelaide Nocera.—Lo so che posso esser tua madre; ci corron pochi anni tra la Valeria e me… Ma hai principiato a vedermi ch'eri una bambina. Ti rammenti quando ti portavo in collo?

—Dopo è partita.