—Partita, tornata, ripartita. Solo l'ultima volta sono rimasta assente per un gran pezzo senza interruzione. T'avevo lasciata in sottane corte, e t'ho trovata quasi alla vigilia delle nozze. E con lo sposalizio per la testa non avevi agio da badare a quella che un tempo chiamavi la zia Adelaide. Ero diventata per te la signora Nocera; t'incutevo, sembra, una gran soggezione, io che non ho mai dato soggezione a nessuno!… E il bel tu confidenziale s'era perso per via… Ma t'eri quasi impegnata a ripigliarlo dopo il matrimonio, te ne rammenti?… Se no, bisognerà che mi metta in sussiego anch'io e che ti faccia tanto d'inchini, e che dica:—Signora Varedo, come sta?

—Oh, questo poi, ci mancherebbe altro!

Diana era sulle spine. Cedere non voleva a nessun costo, ma non voleva nemmeno manifestar le vere ragioni del suo rifiuto. O come mai la Nocera, con la sua fama di donna intelligente, certe cose non le capiva da sè? E se le capiva, perchè insisteva?

Per fortuna anche in quel momento capitò una provvida diversione.

—Diana! Signora Adelaide! Valeria! Signora e signorina Duranti!

Era la voce dell'ingegnere Aldini che desiderava l'approvazione dei commensali circa al posto ov'egli aveva fatto apparecchiare la tavola.

—Qui si vede benissimo il mare e si è nello stesso tempo più riparati dall'aria—egli spiegò.—Se però preferite avvicinarvi alla ringhiera…

—No, così va perfettamente—risposero, a una voce, le signore interrogate.

Indi seguì una serie di esclamazioni ammirative.

—Che eleganza!