—Che conciliaboli avete?—dimandò la signora Susanna.
—Nulla, nulla—rispose con fretta affannosa Diana Varedo.—Sono io che non mi sentivo… che non mi sento bene… Anzi, Alberto, te ne prego, fammi avere un bicchier d'acqua.
S'era un pretesto, non poteva esservene alcuno che avesse maggiore apparenza di verità.
Diana aveva arrovesciata la testa sulla spalliera della sedia, era bianca come un cencio lavato, un pallore freddo le imperlava la fronte e le gote.
—Abbiate pazienza, tiratevi un momento indietro—disse la signora Valeria agli altri.—Le levate l'aria.
Si curvò ansiosamente sulla figliuola e le chiese sottovoce:—Ti senti poco bene, proprio?
—Sì… ma passerà…
—Sarà stata quella brutta scena?…
—No, non credo… La scena di poco fa m'ha recato un dolore immenso… Ma ero già mal disposta… Credo invece che tu abbia ragione…
E Diana bisbigliò qualche parola nell'orecchio di sua madre.