E si tolse di là bruscamente, senza dar tempo al suo avversario nè di reagire, nè di rispondere.
La scena, svoltasi in un lampo, fu avvertita da due sole persone; dalla signora Valeria i cui occhi non lasciavano mai la figliuola e dall'Adelaide Nocera che aveva indovinato esser lei la causa di quella disputa.
Stava ella ritta, immobile, con le mani dietro la schiena, col dorso appoggiato al parapetto della terrazza, la piccola testa ed il busto spiccanti in ombra sul nitido azzurro del cielo ove sorgeva alta la luna. Aldini la raggiunse, e si allontanarono insieme.
Ma la signora Valeria piantò il crocchio degli amici e corse ov'erano sua figlia e suo genero.—Che c'è?… Cos'è successo?
—C'è cara suocera mia—replicò, irritatissimo, Alberto—che suo fratello ha bisogno di una lezione… E se non fossimo in un luogo pubblico…
—No—supplicò Diana—no, Alberto.—E soggiunse lasciandosi cader su una sedia:—Io lo prevedevo che la presenza dei Nocera avrebbe recato dei guai…
—Ma, insomma, spiegatevi…
—Insomma—riprese il professore—io non amo che mia moglie abbia contatti con certa gente… E mi meraviglio che una donna come lei…
Diana si portò il dito alla bocca.—Parlerete a casa… Zitto adesso, ve ne scongiuro… Non siamo soli…
In fatti si avvicinavano la signora Susanna e la Olga, e dietro di loro, fumando, il cavaliere Duranti e il cavalier Nocera.