La signora Valeria chinandosi su Diana rinnovò per la centesima volta la solita domanda:—Come ti senti?

—Non c'è male—mormorò Diana. E fece segno che aveva bisogno di riprendere fiato.

La Inverigo si voltò verso suo genero.—E adesso si può sapere che parole son corse tra Gustavo e te?

Ma Diana toccò lievemente il braccio della madre.—Oh mamma, perchè torni su questo argomento? Alberto e lo zio si riconcilieranno… Per amor mio—ella soggiunse, fissando con occhi supplichevoli il marito.

—L'insolente è stato lui—disse Alberto.

—Tu l'avevi provocato…

Varedo troncò il discorso.—Non agitarti ora… Non hai forza per discutere… Auff! Che viaggio interminabile!… A piedi, in carrozza, in vapore… Neanche se si andasse alla Mecca.

Per fortuna il vaporino era pronto, e non c'era molta gente.

—Che delizia! Qui si respira meglio—disse Diana sedendo a prora. Appoggiò il gomito alla sponda del bastimento e d'una mano si fece puntello al capo mentre l'altra cercava, con un rinnovato bisogno di carezze, la mano di Alberto. Il chiarore latteo del cielo, lo scintillìo argenteo dell'acqua su cui batteva la luna, i bruni contorni dell'isolette lontane, e i campanili e le cupole e le piccole, tremule luci della città verso cui filava con moto uniforme il battello silenzioso l'avvolgevano in un'atmosfera di sogni. Ed ella, sforzandosi di dimenticare il penoso incidente di poco fa, sforzandosi di bandir dal suo spirito ogni triste pensiero, si cullava nella dolcezza del sogno. Appunto perchè, nelle ultime ore, ell'aveva cominciato a dubitare della sua felicità coniugale, aveva sentito i primi impeti di rivolta della sua personalità compressa e asservita, appunto per questo ella si aggrappava al suo sogno che, divenendo realtà, la avrebbe salvata da' suoi dubbi, dal suo orgoglio, da tutto.

Intanto la signora Valeria ed Alberto parlavano piano fra loro…