—In camera della signora Diana c'è la stufa?
—Sì, ed è accesa… Ma quella non riscalda me.
Eugenio Bardelli atteggiò il viso ad un'espressione di sincero rammarico, come deplorando di non poter mutarsi lui in una stufa o in un braciere per riscaldare il suo amato professore.
Non essendo facile il tradurre in parole un sentimento così generoso, il giovine assistente (perchè fin dall'ottobre Bardelli aveva conseguito il posto onorifico) balbettò:—Per domattina all'Università, vado io…
—Sì, va lei, e fa ripetizione… Ma mi raccomando, Bardelli, non abbia quell'aria d'uomo che domanda perdono di esistere. Il sapere è una bella cosa, ma bisogna anche mostrar di sapere, sopra tutto quando s'ha da fare coi giovani…. Se no, malgrado la sua dottrina finiranno col prenderla di sotto gamba.
Era pur troppo quello che avveniva, ma Bardelli non osava confessarlo.
—L'arte di tener la disciplina, caro amico—continuò Varedo—non c'è maestro che la insegni. Ci sono di quelli che la sanno già il primo giorno che salgono in cattedra; ce ne sono altri che non la imparano mai.
Bardelli chinava il capo in segno d'assenso, sbirciando nello stesso tempo i frontispizi dei libri nuovi sparpagliati sulla tavola.
—Sono gli ultimi acquisti della Biblioteca della Scuola—spiegò il professore.—Ci son anche due volumi di Spencer, ancora intonsi… Vuol portarseli via?
Gli occhi dell'assistente brillarono di compiacenza.