—Or ora gliela porto—disse la matrona baffuta, mentre Alberto, docile agli eccitamenti della suocera, si chinava su Diana e accostava la bocca alla bocca scolorita di lei.
La matrona, conosciuta in arte sotto il nome di Carlotta Rossetti, levatrice approvata, infarinò rapidamente con la cipria il corpicciuolo umido e viscoso della bambina, e la presentò in tutta la sua seducente nudità al felice genitore.
—Baciala—suggerì la signora Valeria.—È una bellezza.
Reprimendo un gesto di maraviglia all'audace affermazione, Varedo sfiorò con le labbra la guancia della sua primogenita.
—Una bellezza—sentenziò la levatrice approvando le parole della signora Valeria. Ma soggiunse con arguzia:—La prossima volta faremo un maschio.
Diana tirò fuori faticosamente una mano dalla coperta e accennò ad Alberto d'avvicinarsi.
—Non sei andato a letto?—gli chiese.
—No…
—Povero Alberto!… Vacci ora… Tra poco spero anch'io di dormire.
—Sarai stanca.