E additò lì presso una panca ove ci sarebbe stato posto per lei e per la bambinaia.
—Grazie—replicò Diana.—Sto ritta volentieri.
Il capo stazione indirizzò un complimento a Bebè che s'era pacificata e coi suoi ditini pizzicava le guancie all'Irene.
—Come s'è fatta grande!
—Avrà presto quattordici mesi.
—Credevo molto di più.
La bimba per mostrarsi grata del giudizio favorevole manifestato sul suo conto dall'egregio funzionario, pronunziò la parola ormai imparata anche troppo:—Papà, papà.
—Aspetta il suo papà—spiegò Diana commentando l'uscita improvvisa della figliuola, non senza però trovar strana in cuor suo l'estrema facilità di Bebè a veder padri da per tutto.
Chiamato dai doveri del suo ufficio, il cavalier Luini sorrise e si accomiatò… Alcuni treni arrivavano, altri partivano: ci fu un momento di confusione tra il correre affrettato dei passeggeri che scendevano e salivano sulle vetture, il vocìo dei conduttori e dei facchini, i fischi delle locomotive e gli squilli delle cornette. Poi tornò una quiete relativa. In attesa del direttissimo venivano silenziosamente a schierarsi sul marciapiede le carriuole pel trasporto dei bagagli. Due signore che avevano l'argento vivo addosso scendevano ogni tanto sul binario per guardare dalla parte da cui doveva giungere il treno, un servitore in livrea stava immobile, contegnoso come se fosse nell'anticamera del suo palazzo patrizio; nel crocchio ov'era Bardelli si seguitava a discorrere animatamente.
Reputando ormai finita la sua quarantena, il professorino lasciò gli amici per riaccostarsi a Diana.—È buona adesso?—egli domandò accennando a Bebè.