Aveva capito ch'era una solenne ingiustizia il metterlo in mazzo con gli altri, e si pentiva di essersi lasciata sfuggire qualche parola che potesse offenderlo; si pentiva anche di quello che non aveva detto, ma che aveva pensato sul conto di lui… No, anzi Bardelli bisognava tenerselo caro e farsene un alleato contro quella massa d'indiscreti, d'importuni…

La campana annunziante l'arrivo del treno tolse la possibilità d'ulteriori spiegazioni.

—Ferma, Irene, ferma!—gridò Diana, richiamando vivamente la bambinaia che s'era mossa come per andare incontro alla locomotiva.—E tirati indietro.

Indi catechizzò un'ultima volta Bebè.—Adesso è qui il papà. A lui devi dire: papà, papà.

Le idee di Bebè non erano chiare e sembrava che ella avesse di nuovo tutta la propensione a dare il sacro nome di padre a Bardelli che le stava vicino.

Sbuffando e romoreggiando, il convoglio, con una celerità appena rallentata, imboccò la tettoia per poi arrestarsi con prestezza mirabile sotto l'azione dei freni automatici. Un lungo gemito roco usciva dalle ruote striscianti sul binario.

—Ecco il professore!—gridò Bardelli correndo ad aprir lo sportello d'una vettura di prima classe. E chiamava:—Signora Diana, signora Diana!

—Addio, Bardelli—disse Varedo consegnandogli una valigia.—Chiami un facchino.

—Se non ha altro bagaglio non val la pena… C'è la signora con la bimba.

—Le ho viste—rispose il deputato mentre accennava con la mano che non si affrettassero.