— E io accompagno le signore fino al portone, — annunziò don Cesarino, evitando di guardare in viso la madre.
La signora Rachele, appena fu in giardino, sicura di non essere udita da altri, perchè la figliuola e don Cesarino erano rimasti indietro, non potè trattenersi da un piccolo sfogo con monsignor de Luchi.
— Auff!... Una gran dama.... dalla punta delle unghie alla radice dei capelli.... su questo non c'è dubbio.... ma, diamine, vi gela.... Le nostre regine.... lasciamo stare le opinioni.... sono infinitamente più alla mano.
Don Paolo, di fronte alle singolari riserve della signora Rachele Moncalvo, si sentì in obbligo di dichiarare che per le due regine (non disse le nostre) egli aveva una gran devozione.
La regina Margherita sopra tutto era una pia e santa donna, molto affezionata alla Chiesa. In quanto alla principessa Olimpia, bisognava mettersi nei suoi panni.... Quello che accadeva era così nuovo per lei, così lontano dalle idee in cui ell'era cresciuta....
— Ma vorrei sapere quello che s'è concluso con questa visita, — insistè la signora Rachele. — Non una parola, non un'allusione al vincolo che dovrebbe unire le nostre famiglie.
Monsignor de Luchi sorrise.
— Un po' di pazienza, signora Moncalvo, un po' di pazienza.... Le cose sono ormai messe in modo che non c'è più pericolo di tornare indietro.... Dove sono quei due ragazzi?
Con la scusa di mostrarle una quercia che, secondo la fama, era stata piantata nel 1660, don Cesarino aveva condotto la Mariannina per un sentiero che riusciva ugualmente alla porta d'ingresso, ma vi riusciva allungando il cammino di un centinaio di passi. Così per un momento i due giovani furono perduti d'occhio.
— Ci rivedremo presto? — supplicava don Cesarino premendo forte il braccio della ragazza.