— Mah! — fece ella guardando in terra. Pareva assorta nella contemplazione di un sassolino che aveva il colore dei lapislazzuli. — Dipende dalla sua mamma.... Non ha l'aria d'esser molto entusiasta di me, la sua mamma.

— È il suo carattere, — ribattè don Cesarino. — Ha avuto tanti dispiaceri nella vita.... Ma quando la mamma saprà ch'io desidero molto.... molto di vederla.... e di vederla spesso.... sempre....

— Oh.... sempre.... Sarebbe noioso.... — disse la Mariannina, giocherellando con un ciondolo che le pendeva dalla catena dell'orologio.

— Sì, sì, — confermò il giovine. — Non ischerzo mica. E avrei bisogno di parlarle a lungo.... Se venissi da lei, mi chiuderebbe la porta in faccia?

— No, purchè venisse col consenso della sua mamma.

La Mariannina aveva capito benissimo che per meglio conquistare il cuore di don Cesarino le conveniva far la ritrosa e mostrarsi deferente al principio d'autorità.

— Zitto! — ella disse tendendo l'orecchio. — Mi chiamano.

— Mariannina! Mariannina! — chiamava infatti la signora Rachele, ch'era ferma presso il portone con monsignor de Luchi.

— Eccomi, eccomi.... Via.... che cosa fa?

Quest'interrogazione della ragazza era rivolta al principino Oroboni che le avea afferrato la mano e gliela baciava avidamente.