Il primo impulso di Brulati quando fu solo, fu quello di ripetere al proprio indirizzo gli epiteti ingiuriosi con cui s'era vituperato qualche ora innanzi. Idiota e cretino che vivendo nell'intimità dei Moncalvo non s'era accorto di quello che si stava tramando; idiota e cretino che nello stesso giorno s'era lasciato prendere in giro dalla signora Rachele e non aveva avuto il coraggio di dir l'animo suo circa al matrimonio della Mariannina e alla conversione politico religiosa della famiglia! Lo confortava però il pensiero che c'era qualcuno anche più idiota e cretino di lui, ed era il commendator Gabrio Moncalvo in persona, il sapiente finanziere, il geniale speculatore, il ricercato consulente di un numero infinito di Società. Ah, quella contea romana sollecitata per i Moncalvo da Ugolini Ruschi era il non plus ultra del comico. Altro che contea! Quello era il minimo dei servigi che il cavaliere di Malta rendeva al suo amico, e il commendator Gabrio aveva ben ragione di tenerselo caro. Che mondo, che mondo! E come farebbe, egli, Brulati, domani, pranzando in casa Moncalvo, a non ridere in faccia a tutti e due i coniugi?... Domani poi sarebbe anche scoppiata la bomba del fidanzamento della ragazza!... Era strano.... La notizia gli aveva prodotto una impressione penosa, come d'una cosa assurda, come d'un contratto ignobile, ma non era stato il colpo che egli poteva aspettarsi, vista la sua qualità di fervente e devoto ammiratore della Mariannina. E constatando il carattere superficiale di quella sua passioncella senile, egli si trovava nella condizione di chi s'accorge di non aver che lievi ammaccature sul corpo dopo una caduta in cui credeva d'essersi fracassato le ossa.
Queste riflessioni consolanti rendevano a Brulati meno sensibile la stanchezza, mentr'egli seguitava a girellar per le vie e s'indugiava dinanzi alle vetrine dei negozi ormai tutti illuminati, resistendo alla tentazione di passar un'oretta allegra in un certo caffè presso Campo de' Fiori, ove solevano riunirsi nel pomeriggio parecchi giovani artisti di sua conoscenza. Gli è che, in mezzo a quei capiscarichi, egli aveva paura di lasciarsi scappar qualche parola intorno agl'incidenti della giornata. Ne aveva pieno il gozzo, e nonostante i suoi propositi di esser discreto, se lo tiravano in lingua....
— Ahi! — egli esclamò ad un tratto, come uno che spasima pel mal di denti.
Non erano i denti. L'esclamazione dolorosa gli era strappata dall'apparire improvviso di persona, che, in quell'istante, non poteva giungere più inopportuna. E cercò schivarla fermandosi a guardar la mostra d'un gioielliere, ma il professore Giorgio Moncalvo (era lui, era il terzo Moncalvo che in poche ore gli capitava tra i piedi) gli posò una mano sulla spalla.
— Bravo, signor Brulati. Finge di non vedere.... Quant'è che non va dagli zii?
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X. Il professorone e il professorino.
Arrivando a casa tutto stralunato, Giorgio Moncalvo chiese alla donna di servizio che venne ad aprirgli:
— Mio padre è nel suo studio?
— C'è, sissignore.... Badi ch'è giunta una lettera per lei.... L'ho messa sul suo cassettone.