— Va bene. La vedrò dopo, — disse il giovine, consegnando alla domestica il soprabito ed il cappello.

E si precipitò nello studio, di dove usciva in quel momento il dottor Flacci, l'assistente del professore Giacomo.

Egli, il professore, era seduto davanti alla sua scrivania in mezzo a una quantità di libri e di carte. Un modesto lume a petrolio, protetto da un cappello verde, raccoglieva un cerchio di luce sui libri e sulla testa calva dello scienziato, il quale depose le lenti e alzò gli occhi verso il figliuolo per domandargli, non senza una certa ansietà:

— Che cos'è successo?

— Non è successo nulla che tu non sappia, — principiò Giorgio agitatissimo. — È impossibile che tu non sia a parte del secreto.... Perchè hai voluto tenermi all'oscuro di tutto?...

— Io non t'intendo, — replicò il professore. — Spiègati.... e metti un po' d'ordine, metti un po' di calma nei tuoi discorsi.... Prendi una sedia.

Giorgio fece segno di no.

— Preferisco rimanere in piedi.... Vuoi farmi credere che tu ignori quello che si passa in casa di tuo fratello.... tu che ci fosti anche ieri?

— Ci fui ieri, dopo parecchi giorni che non ci andavo.... ci fui per visitar mia sorella che pur troppo non istà bene....

— Già.... E a me non è permesso di andarvi.... in ossequio all'autorità paterna, — disse Giorgio con una punta d'ironia.