— Lo schizzo riuscirà bene.... Se tu vedessi, Rachele, che pace, che serenità le spira dal volto!... Ha tutta la bellezza della sua bontà.
Prese la busta e domandò a Gabrio:
— Devo aprire?
— Apri.
La Mariannina si voltò verso lo zio.
— Non si aspetta Giorgio?
— È inutile. Lo rappresento io.
Il testamento era datato da due anni addietro ed era brevissimo.
La Clara aveva parole affettuose per tutte le persone delle due famiglie presso le quali ell'aveva alternativamente vissuto; lasciava a ciascuna d'esse un ricordo; lasciava piccoli legati alla servitù, e istituiva erede residuaria della sua modesta fortuna una seconda cugina, vedova e poverissima, che abitava a Ferrara e di cui Giacomo e Gabrio avevano perduto ogni traccia. Solo la signora Rachele si risovvenne che, essendo uscita un giorno a piedi, ell'aveva incontrato sua cognata ch'entrava in un ufficio postale per assicurare una lettera. Di quella lettera, che certo conteneva una rimessa di danaro, ella aveva visto l'indirizzo e le pareva proprio che corrispondesse al nome della persona menzionata nel testamento.
— Dev'essere una figlia del fratello di nostro nonno, che noi abbiamo appena conosciuto.