Gabrio accennò a sua moglie di tacere, e deciso oramai a votare il calice fece chiamare il suo segretario. Era già risollevato dal suo abbattimento, ricuperava le sue forze, la sua attività.
— Dunque, pel funerale, telefoni pure.... S'intende che vogliamo un funerale di primissima classe.
— Bada, — insinuò Giacomo. — La Clara aveva gusti così semplici....
— Scusa, — ribattè pronto il commendatore, — qui non si tratta dei suoi gusti, ma degli obblighi miei. — E chiese a Fanoli: — Sarà per domani?
— No, signor commendatore. Sarà per doman l'altro. Domani è sabato.
— Ah, c'è la festa.... Insomma telefoni e ci sappia dir precisamente l'ora per inserirla nelle partecipazioni che devono esser stampate e spedite in giornata.... Mio nipote l'aiuterà per gl'indirizzi..... Credi che Giorgio dirà di no? — chiese Gabrio al fratello.
— Presterà l'opera sua senza dubbio, — rispose questo. — Aveva tanto affetto per sua zia!
— Ecco, Fanoli, — ripigliò il banchiere. — Prenda questa minuta, la completi lei appena s'è accordato con quei signori, e poi la mandi dal tipografo.... Ordini una tiratura di mille copie.... Ha fattorini a sua disposizione?
— La Banca Internazionale ce ne dà quanti vogliamo.
— E adesso, — soggiunse Gabrio Moncalvo dopo aver licenziato Fanoli, — adesso pensiamo al modo di onorar degnamente nostra sorella.... Io vorrei che fin da domattina comparisse nei giornali una lista di elargizioni per un totale.... mettiamo.... di ventimila lire.... Sì, sì, ventimila lire. La Clara non merita meno.... L'essenziale è di spenderle bene.... Cerchiamo insieme.