Il cavaliere Fanoli e il pittore Brulati, intimi della famiglia, ricevevano le condoglianze e ringraziavano in nome del commendatore, che avrebbe voluto stringer la mano a tutti quanti, ma che doveva risparmiar le sue forze per l'accompagnamento della salma fino al cimitero.
— E come sta il commendatore? E la signora? E la signorina? — si domandava a gara, fingendo una gran sollecitudine.
— Ma! Possono immaginarsi.... dopo lo strapazzo di questi giorni.... Non che la povera signora Clara godesse di una buona salute.... Tutt'altro.... Ma forse appunto per questo si era avvezzi alle sue indisposizioni e nessuno s'aspettava una catastrofe così repentina.
Un giovane bianco come uno spettro fece una rapida apparizione sulla soglia d'una delle stanze che davano sulla sala.
— Chi è? Chi è? — chiesero quelli che non lo conoscevano, ed erano i più.
— È il nipote del commendatore, — risposero i bene informati. — È figlio del professore all'Università.
Qualcheduno cascò dalle nuvole.
— Il commendatore ha un fratello?
— Sicuro, un fratello ch'era già a Roma un bel pezzo prima di lui.
— Non lo si sente mai nominare.