— Un momento, un momento. Lascino andare avanti le signore.

Erano una ventina, tra le quali la miliardaria miss May, che s'era decisa a venire e aveva ordinato al meccanico di andarla ad aspettare con l'automobile davanti alla gradinata dell'Esposizione. Sua zia, indisposta, era rimasta a casa.

— Ora, — disse Fanoli, — favoriscano di passare quelli che devono reggere i cordoni.

Veramente, trattandosi d'una donna, quest'ufficio sarebbe toccato alle signore, ma il commendatore Gabrio aveva preferito di vedere intorno alla bara di sua sorella i gros bonnets della finanza.

Ora i chiamati a nome da Fanoli, tutti commendatori, lavorando di gomiti, ansando e sbuffando, si aprirono faticosamente la via. Le lucide tube, le pelliccie di lontra e di martora, gli spilli di brillanti alla cravatta, le ricche catene dell'orologio davano a questi ragguardevoli personaggi una cert'aria di famiglia.

— Se si sfracellassero, che frittata di milioni! — sussurrò il cronista della Tribuna all'orecchio d'un compagno.

A malgrado di tutti gli sforzi, alla svolta dello scalone, sul pianerottolo, ci fu un intoppo. Non si andava nè innanzi, nè indietro.

E intanto salivano su dall'androne gravi, lente, nasali, le preghiere nella lingua sconosciuta. Erano le stesse cantilene che avevano risonato per le vie di Sionne e lungo i fiumi di Babilonia, le stesse che negli esilii dolorosi avevano confortato i lutti delle famiglie raminghe. Non c'era angolo del mondo ov'esse non avessero portato un'eco dell'Oriente lontano; s'erano confuse al fremito di tutti i mari, all'urlo di tutti i venti; avevano invocato pace ai morti d'Israele in tutti i cimiteri dispersi da Varsavia a Parigi, da Francoforte a Siviglia, da Venezia ad Amsterdam, da Londra a Nuova York, da Calcutta a Lisbona. Tramandate di generazione in generazione, di secolo in secolo, avevano conservato come aromi preziosi la fede, la speranza, le illusioni di un popolo, tanto più sicuro di risorgere quanto più al fondo precipitava. Oggi la funebre nenia non suscitava nè commozioni, nè affetti; le note strascicate, gutturali si alzavano, ricadevano come zampilli d'una fonte a cui nessuno più si disseta.

«La grazia dell'Eterno sia su di noi», — cantava l'officiante nella lingua ignota. — «Il premio delle nostre opere, deh, tu ci prepara, e le opere stesse disponi in guisa che meritar lo possiamo.

«Chi dimora nel nascondimento dell'Altissimo alberga all'ombra dell'Onnipossente. Io dirò al Signore: Tu se' il mio ricetto e la mia fortezza: in te, mio Dio, sicuro confido».