Le preghiere cessarono.
— Avanti! — gridavano quelli ch'erano al sommo della scala.
E dal basso si rispondeva:
— Or ora. Un po' di pazienza.
— Avanti!... Si soffoca, — insistevano i primi.
Così dall'alto al basso si scambiavano parole iraconde, esclamazioni crucciose, finchè, quando Dio volle, si fece un po' di largo nell'androne, e la massa umana, stretta, schiacciata fra le pareti della scala, potè rimettersi in movimento e unirsi al corteo già incamminato. Il carro funebre di prima classe che portava il feretro era innanzi un buon tratto quando gli ultimi uscivano dal palazzo. Sulle faccie congestionate brillava la gioia ineffabile della liberazione; il sole irrompendo trionfale dopo la notte e la mattinata piovosa spazzava via, insieme con le nuvole, le immagini di morte; il funerale diventava spettacolo a se stesso. Deposta la maschera di dolore che molti avevano creduto necessario di accomodarsi sul viso durante la prima parte della cerimonia, gl'intervenuti, specie quelli ch'eran più lontani dal carro, chiacchieravano allegramente fra loro, occhieggiavano le ragazze, si pavoneggiavano sotto gli sguardi curiosi dei passeggeri dei tram elettrici, costretti ad arrestarsi o almeno a rallentare la loro corsa.
Tra gli uomini d'affari la conversazione prendeva un carattere tecnico.
— Queste Borse sempre di buon umore, eh!
— Sicuro, anche iersera Parigi dava un mezzo punto d'aumento sulla Rendita.
— E a Genova, le Terni, avete visto?