— Non ho l'onore di conoscerla, — obbiettò il dottor Flacci.
— È vero, lei non conosce nessuno.... tranne le sue formule.... Beato lei! Così non ha distrazioni e arriva alla celebrità in treno diretto.... Lo dice sempre mio padre che lei si sveglierà celebre quando meno se l'aspetta.
— Il professore è troppo indulgente per me.
— No, no, mio padre non è che giusto.... Però mi dispiace ch'ella perda un'eccellente occasione di ridere alle spalle della neoprincipessa Oroboni prosternata ai piedi del Santo Sepolcro.... E scusi, nel Popolo Romano c'è nulla?
— Nulla.... Almeno mi sembra.
— Dia a me.... È vero, nulla.... Cioè il puro annunzio.... Che giornale! Basta, rileggerò stasera il Messaggero prima di andare a letto.... Mi farà buon sangue.... Oggi ho proprio passato un'oretta allegra.
Giorgio Moncalvo si alzò dalla poltrona fregandosi le mani e fischiando tra i denti il motivo della marcia nuziale del Lohengrin.
In questo stato di eccitamento lo trovò di lì a poco il professore Giacomo e n'ebbe una nuova conferma di ciò che sapeva. Malato o convalescente, taciturno o loquace, il suo figliuolo era fisso in un solo pensiero, il pensiero assiduo, cruccioso della Mariannina. Era come se il resto del mondo non esistesse per lui; mai un'allusione ai suoi studi prediletti, mai una parola sugli amici di Berlino, quella parola che suo padre aspettava per comunicargli una notizia, per consegnargli una lettera giunta quand'egli non era ancora fuori di pericolo.
A che pro ritardar più oltre? Con l'indifferenza che Giorgio ostentava per tutto, non era da temersi che la triste novella gli recasse una scossa troppo violenta. E a ogni modo, s'era una scossa, non poteva egli ritrarne piuttosto beneficio che danno?
Così il professore si decise a romper gli indugi e la sera stessa fece cadere il discorso sui Raucher.