— Ecco, signora Rachele. Passavo di qui e vedendo le finestre illuminate ho pensato fra me e me: I signori Moncalvo sono in casa. Andiamo a salutarli.

— Bravo!

Non erano ancora finite le presentazioni e i saluti, che già entravano altre persone, tutte in frac e cravatta bianca; un segretario del Ministero degl'interni, un deputato della maggioranza, un consigliere d'una grande Società d'assicurazioni, un alto personaggio degli esteri. Quest'ultimo cercò istintivamente con gli occhi la poltrona ov'egli soleva fare il suo pisolo, e vedendola occupata rimase un momento perplesso. Ma la vigile signora Clara ne spinse verso di lui una di simile.

— Qui, qui, commendatore.

— Oh, signora Clara.... Mi crede proprio un sibarita, — disse il diplomatico affrettandosi però a sdraiarsi nel comodo seggiolone. — Ed ella crede anche ch'io dorma, — egli soggiunse. — Scommetto che lo crede.

— Nemmeno per idea, — ribattè la signora. — Ella finge di dormire per non lasciarsi scappare i segreti della Consulta.

— Proprio così, cara signora, proprio così.... Lei almeno capisce a volo.... Non lasciarsi sfuggire i segreti propri e cercar di sorprendere i segreti altrui, ecco l'alfa e l'omèga della nostra professione....

Mentre il consigliere della Società assicuratrice discorreva d'affari con Gabrio Moncalvo, il deputato della maggioranza e il segretario del Ministero degl'interni si sforzavano di accaparrar l'attenzione della Mariannina che li teneva a bada tutti e due senza trascurare il cugino Giorgio. La signora Rachele intanto, seduta fra il conte Ugolini Buschi e monsignor Paolo de Luchi, accoglieva con visibile compiacenza certe comunicazioni fattele da quest'ultimo.

A un tratto ella non potè trattenersi dal chiamare sua figlia.

— Mariannina! Mariannina!