— E quel cavaliere che uomo è? — proseguì Giorgio. — Pare in grande intimità con la famiglia.... Ieri mattina era a Villa Borghese con la Mariannina e con le sue amiche americane.
Il professore tentennò la testa.
— Ma!... Io lo conosco poco.... Passa per aver molti debiti....
— E monsignore?
— Lo conosco anche meno.... Mi dà l'idea d'un pretino furbo, inframmettente sotto la maschera della discrezione, punto sincero nelle massime di tolleranza che ostenta per aver facile accesso anche nei salotti meno ortodossi.
Dopo una pausa, Giorgio Moncalvo chiese, esitante:
— E della Mariannina che opinione hai?... A sentirla, si direbbe che non le sian saliti fumi al cervello.
Inquieto, il professore Giacomo guardò suo figlio.
— Per carità, Giorgio, non te ne fidare.... Mio fratello e mia cognata hanno il gran merito di mostrarsi quali sono; ed è la ragione per la quale, pur non approvando le idee e la condotta di Gabrio, gli voglio sempre un gran bene.... Ha, con tutte le sue debolezze, qualità preziose d'ingegno e di cuore, e, dopo la Clara ch'è un angelo, è il migliore capo della famiglia.... Ma, di fondo, non è cattiva neanche la Rachele.
— Cattiva sarebbe soltanto la Mariannina, — ribattè il giovine con una certa amarezza.