— Non importa. Ricuperandola, io non faccio che esercitare un mio diritto.
L'ex reporter della Tribuna sbarrò tanto d'occhi.
— Intendo un diritto morale, — soggiunse il commendatore con un sorrisetto ironico. — Benchè, creda pure, se anche questa lettera fosse pubblicata, io non ci perderei nulla. Chi è che non può cambiar opinione in sett'anni? A ogni modo non ritiro la mia parola. Eccole le cinquecento lire.... Apra, apra e verifichi....
E Gabrio Moncalvo consegnò al giornalista in partibus una busta contenente un biglietto della Banca d'Italia nuovo fiammante.
Con un inchino, più profondo di quello che aveva fatto entrando, l'anonimo si accomiatò.
Il banchiere si fregò le mani.
— Quell'uomo non sa il suo mestiere. Poteva ricavar molto di più. Non che una lettera di sett'anni fa significasse gran cosa, ma è sempre meglio distruggerla.... Diamine! Un impegno formale di sostener la legge sul divorzio.... Che avrebbero detto i miei amici.... d'oggi?
Mentre Moncalvo stava per uscire dal salottino con l'intenzione di rimettersi alla correzione delle sue stampe, gli si ripresentò il fattorino di studio con una carta da visita e una lettera, dategli in quel momento da un signore forestiero che insisteva per essere ricevuto.
Il commendatore, dopo aver gettato l'occhio sul biglietto ch'evidentemente portava un nome ignoto per lui, aperse la lettera e ne guardò la firma che doveva avere un'occulta virtù, perch'egli mosse incontro allo sconosciuto gridando:
— Avanti, avanti!