— Sei contenta? — egli aveva chiesto alla moglie.

Ell'aveva risposto di sì, e forse sulle prime era stata contenta, ma fu una contentezza che durò poco. Sopraggiunsero i fastidi del trasporto, le difficoltà dell'alloggio e quelle anche maggiori di regolar l'azienda domestica in una città ove tutto costava infinitamente più caro. Indi nuove e interminabili querimonie.

— Qui si spende il doppio, il triplo.... Valeva proprio la pena di cambiar stato e domicilio per ridursi a dover guardare al centesimo! E poi che confusione, che babilonia! È un miracolo se non si va sotto una carrozza od un tram.... Ah, la mia pace, la mia pace!

La sua pace ella l'aveva trovata, di lì a non molto.... in cimitero, dopo una malattia breve e un'agonia dolce, che le aveva permesso di accommiatarsi affettuosamente dal marito e dal figlio e di chieder loro perdono se, amandoli tanto, li aveva tormentati con le ineguaglianze del suo carattere cruccioso ed inquieto.

Rivolgendosi a Giorgio in particolare, ell'aveva soggiunto:

— Ah, se la zia Clara potesse venire a star qualche mese con te!

In fatti, al solo annunzio della disgrazia, la zia Clara era venuta spontaneamente nientemeno che dal Cairo ove abitava già da parecchi anni con l'altro fratello, Gabriele, quello che aveva il bernoccolo degli affari. Era venuta ed era rimasta circa nove mesi, riordinando la casa, facendo sentire a Giacomo e a Giorgio tutto il pregio d'una buona massaia.

— Perchè non rimani sempre con noi? — le aveva chiesto il professore.

— Non posso.... Tutti di laggiù mi vogliono.

— Che bisogno hanno di te?