— Lo so. Il signor barone mi ha parlato di lei con molta deferenza, come di persona che può aiutarmi assai efficacemente nella mia propaganda in Italia.... Perchè suppongo ch'ella s'immagini lo scopo della mia visita.
— No.... se devo esser sincero, — rispose Moncalvo fingendo di cascar dalle nuvole, benchè avesse già una vaga idea di ciò che il dottore voleva e cercasse una via intermedia tra l'aperta adesione ch'egli reputava contraria a' suoi interessi e il deciso rifiuto che avrebbe potuto dispiacere al magnifico barone di Francoforte.
— A ogni modo, — riprese il dottore sbottonandosi il vestito e chiedendo licenza di depor sopra un tavolino un fascio di giornali e di opuscoli, — a ogni modo, la questione non può esserle nuova, e ciò mi permetterà di non farle perder troppo tempo.
Il banchiere s'inchinò cerimoniosamente.
— Non considero mai come tempo perduto quello che occuperò ad ascoltare una persona che gode la fiducia del signor barone.
Dopo abbozzato un gesto di ringraziamento, il dottor Löwe entrò nel cuore del soggetto.
La sua deposizione fu breve e chiara. Egli era uno dei capi del movimento sionista e girava l'Europa per far proseliti alla sua idea e assicurarne il trionfo con aiuti materiali e morali. Tedesco di nascita, egli aveva vissuto a lungo in Galizia, in Russia, in Rumenia, aveva visto coi propri occhi le persecuzioni a cui gli Ebrei sono fatti segno, e s'era dovuto persuadere delle profonde radici che ha in quei paesi l'antisemitismo, onde, quand'anche la legislazione mutasse e fossero abolite le inabilità giuridiche che pesano sulla razza giudaica e i Governi le diventassero altrettanto favorevoli quanto le sono ora contrari, le cose resterebbero su per giù quelle di prima.... Unico rimedio l'abbandono in massa delle terre inospitali e la formazione di uno Stato ebreo nei luoghi ove sono le rovine del tempio, le tradizioni bibliche, i ricordi delle glorie e dei lutti del popolo.
Il dottor Löwe parlava con accento caloroso e convinto, senza perdere il dominio di sè, senza staccar gli occhi dal suo interlocutore, ch'egli sentiva piuttosto ostile che indifferente. E qualche volta ne precorreva le obbiezioni.
— Lo so, lo so.... Loro Ebrei dell'Occidente non si rendono conto del vero stato delle cose.... Hanno conquistato tutti i diritti, possono diventare magistrati, generali, ministri.... Ma non s'illudano troppo.... L'antisemitismo, anzichè attenuarsi nei paesi che ne sono più infetti, ricompare in quelli che n'erano immuni...; ove non è palese, è latente.... In Francia fa progressi da gigante.... Anche in Italia se ne vedono i segni.
Il dottore pareva compiacersi altamente di questa constatazione e proseguiva imperterrito: