Nel dir queste parole il commendatore sorrise. Poi, mutando argomento, uscì in questa proposta:

— Lasciamo per un poco gli affari.... Faccia una bella cosa.... Resti a colazione con noi.... Siamo soli, mia moglie ed io.... La Mariannina e mia cognata sono in automobile e non torneranno che nel pomeriggio.... Via, che impegni ha?

— Ma.... veramente.... — biascicò monsignore.

— Non cerchi delle scuse, — insistè Moncalvo.

In realtà monsignore era dispostissimo ad accettare. Egli era sicuro che il restar a colazione non avrebbe già avuto per conseguenza di lasciar da parte gli affari, ma anzi di farli rimettere sul tappeto in condizioni più favorevoli, con un'alleata efficacissima al fianco, donna Rachele, che aveva una grande simpatia per gli Oroboni e conoscendo i loro impicci economici sarebbe stata lieta che suo marito li salvasse dal naufragio.

— Simpatia disinteressata? — pensava monsignore.

Egli credeva di aver letto in quell'anima di donna piena di vanità e d'ambizione. E forse non s'ingannava.... Ma neanch'egli era per lei un libro così chiuso ch'ella non vi avesse letto dentro qualche cosa.... Chi sa se non avrebbero finito per intendersi?...

— Ebbene? Che medita? — domandò il banchiere.

— Che vuol che le dica?... Alla sua cortesia non si resiste.... Per che ora sarebbe?

— Si va a tavola a mezzogiorno e un quarto.