Monsignor de Luchi si aggiustò il colletto.
— Secondo il compratore.... Vi potrebb'esser quello che consentisse ad affittare ai proprietari attuali.
— Bravo!... Per non riscuoter mai la pigione.... No, no, caro monsignore.... Chi comprasse il palazzo e il giardino non avrebbe che da far tabula rasa e da approfittare dell'area per rifabbricarvi.... Cinque o sei piani, stanze piccole, tutto il comfort moderno.... potrebbe col tempo essere un discreto impiego.
— Ah, commendatore mio, — esclamò il prete congiungendo le mani, — che sacrilegio!... Distruggere una delle poche oasi che ci siano rimaste!... Come se non ce l'abbiano deturpata abbastanza la nostra Roma!... E che cosa direbbero le signore che hanno un senso d'arte così squisito?... Si ricorda giorni fa, quand'ebbi l'onore di accompagnarle a visitare il palazzo e il giardino Oroboni, si ricorda la sua Mariannina, che entusiasmo!
— Verissimo. Il demolire sarebbe un peccato.... Ma il compratore non potrebbe fare altrimenti.
— Scommetto che lei non demolirebbe.
— Ho paura che perderebbe la scommessa.
— Lei non vorrebbe dar un dispiacere simile a sua moglie e alla sua figliuola.
Moncalvo tentennò la testa.
— Ma d'altra parte mia moglie e la mia figliuola non vorrebbero suggerirmi una speculazione rovinosa. Sa, anche loro l'istinto degli affari lo hanno nel sangue.