— Eh, lo vedo.

Il baroccio, a due ruote, tirato da due cavalli coi fiocchi rossi, scendeva rumorosamente da Ponte Nomentano. Di sotto al caratteristico ombrellone blu, il barrocciaio degnò appena di un'occhiata l'automobile che gli passava rasente. Un canino ringhioso abbaiò.

Di là dal Ponte Nomentano la strada, già così larga e diritta, si ristringeva, diventava irregolare e tortuosa, avvallandosi spesso, alzandosi talora fino a dominar la campagna malinconica e suggestiva. Qualche buttero a cavallo percorreva le grandi praterie ove pascolavano le mandre disperse, qualche macchia d'eucaliptus, qualche quercia solitaria, qualche pino rompeva la monotonia della verde pianura leggermente ondulata.

— Adagio! — seguitava a raccomandare la signora Clara.

Di sotto alla pesante coperta di felpa, ch'era abbastanza grande da servire per tre e di cui la Mariannina aveva reclamato la sua parte, Giorgio Moncalvo cercò la mano della bella cugina e la strinse forte nella sua. Ella, sempre calma, rispose con una leggera pressione delle dita; poi liberò la mano prigioniera e si ravviò il velo sul viso. Un sorrisetto enigmatico errava sulle sue labbra.

— A momenti piove, — sospirò la zia guardando il cielo ch'era più scuro di prima.

La Mariannina fece un gesto d'impazienza.

— Nemmen per sogno. Scommetto che torneremo col sole.

E Giorgio, ormai disposto a darle ragione in tutto, soggiunse:

— Infatti lì in fondo c'è una striscia d'azzurro.