—Un paio d'ore fa—rispose il servo.

—Va bene…. Andate pure.

—Desidera nulla?

Mario restò dubbioso un istante; poi disse guardando l'orologio:—Aspettate di là…. Se prima delle dieci e mezzo non vi chiamo, potete coricarvi.

Appena fu solo, Mario Vergalli ruppe con mano tremante la busta ch'esalava il noto profumo di violetta.

Amico mio—gli scriveva la Teresa,—Probabilmente riparto, mi dicevate oggi nel lasciarmi. Non oso cercar di rimovervi dalla vostra idea, non voglio discuterla. Può darsi che abbiate ragione; può darsi che, dopo quanto è successo, la vostra risoluzione sia la più savia. Ma in nome dell'affetto che mi avete portato e che meritava migliore ricambio, vi supplico, Mario, prima della vostra partenza, di passare un'altra volta, un'ultima volta, da me…. Passate domani a qualunque ora vi piaccia. Sarò sempre in casa e non ci sarò che per voi. Non temete di nulla. Non voglio che vedervi, non voglio che domandarvi perdono d'aver spezzata la vostra esistenza…. Per colpevole ch'io vi sembri, esaudite questa preghiera suprema. V'aspetto, Mario.

TERESA.

Così ella scriveva, e Mario Vergalli, divorando le poche righe di cui la commozione aveva resi incerti e confusi i caratteri, sentiva fondersi la sua collera in una grande tenerezza, in una grande pietà. Povera e buona Teresa, che non sapeva se non accusare sè stessa e chieder perdono agli altri! E quest'era la donna ch'egli insozzava co' suoi sospetti, ch'egli, un momento prima, aveva creduto capace di bassi artifizi, ella che, spontanea, confessava il suo unico fallo, e non aveva una parola acerba pel vile abbandono dell'amico di quasi vent'anni? Ma, in verità, che diritto aveva Vergalli d'essere inesorabile con lei? Che diritto hanno gli uomini d'imporre al sesso più debole un'austerità di costumi ch'essi non si sognano di avere? Egli, Vergalli, il giudice inflessibile, dacchè conosceva la Teresa Valdengo, non aveva nulla a rimproverarsi? Sicuro…. per gli uomini la cosa è diversa;… ciò ch'essi dànno non importa il sacrifizio della loro dignità…. Eppure…. eppure questa disuguaglianza, che la natura ha iniziata, non fu ingigantita artificialmente dalle ipocrisie sociali, quelle ipocrisie medesime che tutto permettono e assolvono tutti, maschi e femmine, sol che si salvino le apparenze? Ah che mondo di tristi e codardi! Ecco, la Teresa Valdengo, libera, padrona delle sue azioni, era umiliata, reietta per un istante di oblio, mentre intorno a lei si pompeggiavano inchinate, invidiate le mogli adultere, le ragazze corrotte, le avventuriere che non furono mai nè ragazze nè mogli…. E a quante non aveva anch'egli in gioventù, schivo e sdegnoso com'era, a quante non aveva baciato la mano; a quante non aveva offerto il braccio per condurle trionfalmente in mezzo alla folla pigiata negli eleganti salotti!… Ah valeva proprio la pena di essersi emancipato a poco a poco dalle menzogne convenzionali, valeva la pena di far professione di filosofia per non trovare in sè che la severità del fariseo nel giorno in cui più sarebbe occorsa la equanimità dello stoico!…

Ohimè, questa equanimità calma e serena Mario Vergalli la invocava senza frutto. Egli amava troppo per poter essere equanime. Nella lunga notte insonne egli fu continuamente palleggiato da pensieri diversi. Ora tornava all'idea di partire, di partir subito, senza veder la Teresa, tutt'al più accommiatandosene con un bigliettino per iscusarsi s'evitava un colloquio che li avrebbe fatti soffrire tutti e due, per dirle ch'egli non le serbava rancore, per assicurarla che dovunque egli andasse l'avrebbe rammentata con dolcezza; ora invece la sua titubanza gli pareva un delitto e affrettava col desiderio il momento di poter essere ai piedi dell'amica; e avrebbe voluto balzar dal letto e correre sotto le finestre di lei e gridare:—Teresa, Teresa, son qui umiliato, contrito, pronto a morire per voi.—E intanto egli, l'uomo forte, egli giunto ormai all'età in cui si quetano le passioni, singhiozzava, gemeva, inzuppava di lacrime il capezzale. Quando la mattina si alzò e si guardò nello specchio, aveva la fisonomia sfatta, scomposta.—Oh, il bel damerino!—egli disse fra sè, contraendo le labbra a un sorriso doloroso. E, involontariamente, il suo pensiero corse all'altro, all'altro che aveva poco più di vent'anni e co' suoi vent'anni aveva trionfato. O giovinezza, giovinezza! Come presumere di gareggiar teco? Tu hai l'ali che volano, hai la luce che splende, hai la fiamma che brucia….

XXII.