La Teresa era sdraiata sull'ottomana. Al suono del noto passo ella si mise a sedere, annodò rapidamente la vestaglia, si ravviò con la mano i capelli, e un rossore fuggevole si dipinse sulle sue guancie smorte.
—Grazie, Vergalli—ella disse… E lo guardò… Era pallido anche lui, aveva le palpebre gonfie dall'insonnia e dal pianto, e il suo aspetto rivelava una sofferenza assidua e profonda.
Ella riprese, fissandolo con occhi dolci e pietosi:—Vi ho dato un gran dolore, non è vero, amico mio?
Mario Vergalli scosse il capo come chi vuol cacciar da sè una cura molesta.—Non parliamo del mio dolore…. Avevate ragione. Non posso partire senza avervi rivista.
—Quando partite?—ella chiese.
—Non so.
—Per dove?
—Non so—egli ripetè con voce sorda.
Ella congiunse palma a palma le mani diafane e sottili, ed esclamò:—Per colpa mia!
—Non lo dite…. Forse non ha colpa nessuno…. È il destino…. Dovevo non volere una cosa impossibile…. Allorchè vi proposi d'essere mia moglie e m'avete risposto di no, dovevo avere il coraggio di fare uno strappo e allontanarmi da voi.