Ella si svincolò con uno strappo, e ritta, addossata al tavolino, con un'espressione di ribrezzo, di sdegno, di dolore nello sguardo, con le labbra livide, esangui, balbettò:—Voi, Mario… voi mi costringereste a chiamare la mia cameriera?
Simile a un ubbriaco sul cui capo si rovescia una secchia d'acqua gelata, Vergalli si ridestò alla coscienza della brutalità commessa. Un rossore intenso gli salì al viso; le braccia gli ricaddero inerti lungo i fianchi.—Perdonate—egli bisbigliò in un soffio.
Alzò lento lento gli occhi verso di lei… Oh com'ell'era pallida, come ansava!—Teresa—egli soggiunse con voce affannosa—ma voi soffrite…
—Un poco.
Egli si voltò verso l'uscio.
—No—ella disse vivamente, lasciandosi ricader sulla sedia—non voglio nessuno… non ho bisogno di nulla… Ossia… datemi un gocciolo di cognac… il servizio dei liquori è lì sulla mensola… Una volta non ne bevevo mai… vi ricordate?… Appena di quando in quando un dito di curaçao.
Celiava, mossa a pietà di lui, desiderosa di cancellar l'impressione delle parole dettegli pur dianzi.
Beato di servirla, egli le mescette il cognac e glielo porse. La sua mano tremava.
Ella accostò il bicchierino alla bocca, ma non potè trangugiar che poche stille. Socchiuse gli occhi, arrovesciò la testa sulla spalliera della seggiola.
—Teresa! Teresa!—gridò Vergalli raccogliendo il bicchierino che le scivolava tra le dita, mentre il liquore le si spargeva sulla vestaglia.