—Ch'io non parta?… Badate, Teresa, s'io rimango non sarà che per scoprire ciò che vi ostinate a nascondermi… E lo scoprirò, ve lo giuro.
—Un inquisitore, voi?… Non vi riconosco più, Mario—ella disse con mite rimprovero.
—Di chi la colpa?… Siete tanto mutata voi… E come non capite che il vostro silenzio autorizza qualunque sospetto?
Le dita di Mario Vergalli stringevano l'esile polso di lei come in una morsa d'acciaio.
Ella cercò di liberarsi.—Mi fate male, Mario.
Senza lasciarla, egli allentò alquanto la stretta,—Parlate. Perchè avete respinta la mia offerta, perchè?… È forse l'idea del matrimonio che vi ripugna così?
—Ecco—ella rispose aggrappandosi a questa tavola di salvamento.—Può darsi che abbiate indovinato. Vi basta adesso?
Ma la fronte di Vergalli non si rischiarò e e le sue labbra si atteggiarono a un amaro sarcasmo.
—Una volta poteva bastarmi—egli disse.—Quando credevo che a nessun altro deste più di quello che davate a me, allora poteva bastarmi… Oggi no… È troppo crudele il torto che mi avete fatto, il torto che mi fate… Come?… Avete consentito d'esser l'amante d'un libertino qualunque e ricusate d'esser mia moglie?… E vi amo da anni, e voi da anni accettate questo culto come una Madonna inaccessibile nel suo tabernacolo… Ora l'altare è vuoto… Voi ne siete discesa… Non avete più il diritto di esigere un'adorazione mistica… Io, io ho il diritto di dirvi: Che idea vi fate di me? Perchè ho la barba e i capelli grigi, perchè la mia giovinezza è tramontata da un pezzo, voi mi credete decrepito addirittura, voi credete che tutti i miei sensi sian morti, anche quello della mia dignità? V'ingannate, Teresa… Non sono nè così vecchio nè così santo da aver cessato d'essere un uomo…
Di nuovo ella sentì stringersi il polso; sentì ch'egli tentava di attirarla a sè, gli vide una strana fiamma nella pupilla, e n'ebbe terrore. Le tornò alla mente il ricordo d'un'altra violenza patita, e quell'altra violenza le parve meno ignobile di questa che l'era minacciata: men vile le parve il giovinetto lontano, cagione d'ogni sua sventura, men vile dell'amico rivelantesi d'improvviso tanto diverso dal solito. Colui soccombeva a una forza cieca della natura; in Mario c'era un'eccitazione artificiale premeditata, alimentata dalla fantasia e dal ragionamento.