—Non si conquista quello che si ha—ella rispose.—Voi l'avete da anni il mio affetto. Ma in nome di questo affetto, vi scongiuro, Mario, abbandonate la vostra idea.

—No, dunque? Voi dite no?

La voce del conte s'era fatta dura e cupa; la sua fisonomia esprimeva una sofferenza atroce.

La Teresa gli posò una mano sulla spalla.—Mario…

Egli la respinse.—Non perifrasi… Sì o no?

—Ascoltatemi, Mario—ella cominciò con dolcezza. Ma che poteva dire? Che le restavano poche ore da vivere e che tutto era vano? O doveva spogliarsi dei suoi ultimi pudori, rivelargli il suo stato?… O, infine, doveva, per guadagnar tempo, accatastar nuove menzogne?

—Lo vedete—egli proruppe—il vostro labbro non riesce a trovar scuse all'incomprensibile rifiuto… O se vi sono motivi seri, son tali che non osate manifestarli.

Ella taceva.

Vergalli l'afferrò per un braccio.—Ma parlate, per Dio… Dite una ragione… una ragione che abbia almeno un'apparenza di fondamento, e vi prometto che vi lascerò in pace oggi e per sempre… che partirò stasera…

—No… non stasera.