—Del mio amore ho diritto di parlarvi… Non vi domando il vostro… Ma se in quest'ora di supremo sconforto voi provate il bisogno d'un braccio che vi difenda, d'un petto su cui riposarvi, se una dolorosa esperienza vi avvertì dei danni, dei pericoli della solitudine, accettate, Teresa, accettate quello ch'io v'offro… la mia mano, il mio nome.
Ella fece un gesto per trattenerlo.
Mario non le diede retta, trascinato dall'onda della passione.
—Se vorrete, non sarò vostro marito che in faccia alla legge, che in faccia al mondo… Sarò per voi un amico come prima… Studieremo insieme… viaggeremo insieme… Ma io vi avrò presso di me… sempre… sempre… perchè, vedete, a tante cose posso rassegnarmi… non a esser diviso da voi…
Egli era caduto a' suoi piedi, cercava le sue mani, baciava l'orlo della sua veste.
Che strazio, che supplizio per lei, e com'ella avrebbe voluto esser già morta e sepolta!… È vero, sarebbe morta domani, poteva finger oggi d'acconsentire… Ma no, nelle condizioni in cui ella si trovava, anche il finger l'assenso le pareva codardo.
—Alzatevi, Mario—ella supplicò. E per dargli l'esempio si alzò ella stessa, svincolandosi dolcemente.—Voi siete nobile e buono, Mario.
Egli pestò il piede con impazienza.—Non voglio lodi.
—Meritereste d'essere, non che amato, adorato in ginocchio—continuò la Teresa.
—Non vi chiedo nè adorazione, nè amore—ribattè Mario Vergalli.—Vi chiedo d'esser la compagna della mia vita… Ho fede in voi… A occhi chiusi vi darei da custodire il mio onore. Nulla vi domanderei del passato, di quel breve passato che fu come una nube improvvisa e fuggevole in un cielo sereno… E vi cingerei di tante cure, che, se non l'amore, l'affetto vostro saprei conquistarmelo.