La cameriera seguitò a voce bassa, quasi con aria di mistero:—È pronta….

E poichè il conte non capiva ella spiegò:

—L'abbiamo vestita…. Domattina alle dieci devono metterla nella bara.

—Oh!… Così presto?—fece Mario torcendosi le mani.

L'idea ch'egli non l'avrebbe vista mai più ebbe ragione delle sue ultime ripugnanze…. Strascicando i piedi, appoggiandosi ai mobili, egli entrò nella camera mortuaria….

Oscillavano in un vapore fumoso le fiamme dei ceri, s'agitavano in un movimento ritmico le tende calate sulle finestre aperte…. Nella bianca vestaglia, con le braccia in croce, ell'era distesa sul letto…. Ma era lei, era proprio lei? Era quella la Teresa che Mario aveva amata, la Teresa che anche la mattina, nell'agonia, conservava pur qualche traccia della sua bellezza gentile?… Oh come pronta e terribile era stata l'opera dissolvitrice!

Non resse egli allo strazio; appena sfiorò con un bacio quelle mani più fredde del marmo, e s'allontanò singhiozzando….

Provava un bisogno irresistibile d'essere all'aperto, di respirar l'aria libera, e senza chiamar nessuno uscì nell'andito, staccò dalle gruccie il cappello e il soprabito, scese a tentoni la scala e si trovò fuori della porta, sulla Riva degli Schiavoni. Era notte ancora, i lampioni del gaz erano tutti accesi, ma le stelle si scoloravano in cielo e l'alba doveva esser vicina. Mario Vergalli errava senza meta, malfermo sulle gambe, borbottando un nome adorato: Teresa Teresa!

Due popolani che lo videro in quello stato s'urtarono coi gomiti, e uno disse all'altro:

—Anche i signori prendono le loro sbornie.