Ella tentennava la testa.—Prima che finisca il viaggio quante ce ne saranno di queste Madonne!
—Una sola! una sola!—proruppe enfaticamente l'ufficiale.
Il fotografo (al servizio delle LL. MM. il Re e la Regina e decorato con medaglia d'oro in parecchie Esposizioni) la ritrasse in due pose, e nel prometterle, poich'ella aveva fretta, di mandarle l'indomani le prove, aggiunse qualche sdolcinatura all'indirizzo della cliente che aveva onorato tante volte il suo Stabilimento e ch'era sempre uno dei soggetti che recano maggior soddisfazione all'artista. La Teresa, pur non dandone segno, fu piuttosto punta che lusingata da questi complimenti banali e non potè a meno di chiedere a sè stessa se in lei, per solito così riservata nell'aspetto e nei modi, vi fosse qualche novità da autorizzare una maggior confidenza. O forse la sua tresca era nota anche al fotografo, o forse le si leggeva in viso ch'ella era uscita dalla via retta.
Comunque sia, l'indomani sera (era di martedì) ell'ebbe le prove, riuscitissime tutt'e due, e stava esaminandole quando giunse Guido di Reana.
L'ufficiale era turbato.
—Che cos'hai?—ella gli chiese prima ch'egli aprisse la bocca.
—Giovedì mattina si parte.
Ella impallidì. Doveva esserci preparata; c'era troppo dolore nella sua voluttà perch'ella non dovesse invocarne la fine; pure all'annunzio della separazione imminente ell'ebbe una stretta al cuore.
—Giovedì!—ella ripetè con voce sorda.
—Sì, al Ministero non sanno mai quel che si vogliono—disse Guido sinceramente addolorato.—Pareva che avessero deciso di ritardare fino ai primi di novembre; invece, che è che non è, oggi piomba da Roma come un fulmine il comandante Gerletti e ci dà la bella notizia.