—Amabilissima… E da chi mi difendeva?

—Mah!… Da nessuno e da tutti… In quel momento parlava con me…

—Tu già hai preso le mie parti.

—S'intende… Ma qui a quattr'occhi devo confessarti che le apparenze ti condannano… Diamine! Hai quel sottotenentino di vascello sempre fra i piedi… e le apparenze, cara mia, sono il più… Quello che non si vede è come se non esistesse.

—La conosco la tua bella massima!—replicò in tuono sarcastico la Teresa. Poscia, ergendo il capo con alterezza, soggiunse:—Senti, zio, quando ci ritorni dalla tua contessa Marvesi, dille pure che di ciò ch'ella e le sue pari pensano di me non m'importa affatto, che se alla mia età, dopo trentott'anni di condotta irreprensibile, ho ceduto a un ragazzo, il danno e la vergogna son miei, e il mio giudice più severo è la mia coscienza… Chi ha una coscienza non ha tempo di sentire le voci del mondo. E dille anche, alla tua contessa, che le sventure e gli errori possono servire a qualche cosa; e a me serviranno a gettar per sempre lontano da me quella palla di piombo delle convenienze sociali che mi trascinavo al piede mio malgrado…

—Ts… ts… ts…—faceva il commendatore spaventato da questa filippica della nipote.

Ma ella tirava via senza badargli.—Auff! Che liberazione!… Non profanerò con la mia presenza, io donnicciuola colpevole, i loro santuari immacolati, non invocherò il perdono di quelle mogli fedeli, di quelle vedove inconsolabili…

—Ecco le solite esagerazioni, la solita enfasi—esclamò lo zio nella sua qualità di uomo savio e posato.—Chi ti respinge? Chi ti esclude dalla società?… Il mondo è molto migliore di quello che tu supponi… Ci saranno dei maligni a cui non parrà vero di affibbiarti un amante, ma scommetto che i più non credono che a innocenti galanterie, e non crederebbero ad altro nemmeno se tu tenessi davanti a loro il discorso imprudente che hai tenuto a me… E poi, grazie al cielo, il tuo bellimbusto s'imbarca posdomani, e allora, checchè sia accaduto, chi se ne ricorda?… Spero bene che non farai nascere un pettegolezzo con la Marvesi per quelle parole che ti ho riferite e ch'erano dettate da una sincera benevolenza…

—Oh, non aver paura!—disse la nipote.

—Benedetto cervellino che sei!—seguitò paternamente il barone.—T'accendi come un fiammifero… E sì che tutti ti vogliono bene, tutti ti accolgono a braccia aperte… Anch'io, mi pare, t'ho sempre dimostrato la massima deferenza, e se di tratto in tratto ti disturbo per qualche presentazione, questa è la miglior prova che ti reputo una dama di garbo che qualunque alto personaggio può desiderar di conoscere.