—Troppo onore—biascicò la Teresa facendo un inchino.

Senza rilevar la canzonatura, il barone arrivò per un'altra strada al punto che gli stava più a cuore.

—E forse—egli osservò con l'aria d'un uomo che esamina la questione dal lato obbiettivo—forse, in questo momento, con le chiacchiere che vi sono in giro, il fatto ch'io conducessi da te il conte di Schaumburg gioverebbe…

—A che cosa?—interruppe fieramente la Valdengo.—Alla mia riputazione?… Ma, a quella, presso la Marvesi e le sue amiche, gioverebbe anche di più ch'io divenissi l'amante del conte di Schaumburg… Uno ch'è nel Gotha, un parente dei Radzivill non può non innalzar sul piedistallo una donna…

—Dio, Dio, che maniera di ragionare!—grugnì Venosti levando le braccia al cielo.

—Basta, zio; se non vogliamo guastarci, tronchiamo il colloquio… Per tutta questa settimana non ho nè tempo, nè disposizione d'animo da ricever estranei. La settimana ventura, dato che il tuo conte sia ancora qui, vedremo…

—Parte, parte—gemette il commendatore.

—E allora, pazienza—concluse la Teresa. Sorse in piedi e stese la mano allo zio.

—Mi licenzi?—disse questi.

—Perdona… È tardi, e sono così stanca… Non mi sento neanche benissimo… Torno a patire delle mie insonnie e non dormo che a forza di cloralio.