Passarono pel salottino ove sulla tavola non ancora sparecchiata c'erano gli avanzi della loro colazione. In mezzo alla tavola, in una coppa piena d'acqua, alcune rose bellissime spargevano intorno una soave fragranza.

Guido ne porse una alla Teresa; un'altra ne prese per sè, e l'infilò nell'occhiello del soprabito. Aperse con cautela l'uscio che metteva nell'andito, cacciò la testa per lo spiraglio.

—Non c'è anima viva.

Giunta sulla soglia, la Teresa si voltò un momento indietro. Mai più ell'avrebbe riviste quelle stanze, ove, nel tramonto della sua giovinezza, ella, la donna austera ed irreprensibile, aveva immolato il suo pudore e il suo orgoglio. Domani il quartierino di Guido di Reana sarebbe occupato da ospiti nuovi. Guido stesso le aveva detto che dovevano venirvi due sottotenenti di vascello, amici suoi… E gli ospiti nuovi vi avrebbero portate le loro belle…. fioraie, sartine, cantanti d'operette… e peggio… Ma non solo dopo di lei altre femmine avrebbero in quel luogo servito al piacere di altri uomini; chi sa quante prima di lei s'erano sedute a quella tavola, s'erano abbandonate in quell'alcova?…

Di Reana, supponendo ch'ella esitasse pel timore d'incontrar gente, le ripetè:

—Non c'è nessuno.

Ella si scosse, e con passo fermo percorse l'andito, scese le scale. Svoltata la calletta deserta, si trovarono su una delle strade che da San Luca conducono in Piazza. Camminavano a fianco in silenzio; ella con un abito di lana allacciato sul davanti da bottoni di velluto cremisi, stretto alla vita da una cintura di cuoio di Russia, con un cappellino nero guarnito anch'esso di velluto del colore dei bottoni dell'abito; egli vestito in borghese con signorile semplicità. Erano due belle persone; egli alto, bruno, agile e forte; ella di statura giusta, di forme nè esuberanti nè scarse, i lucidi capelli castani raccolti dietro la nuca, la piccola testa superbamente eretta sul collo bianco e sottile.

Le strade anguste per cui essi passavano erano quasi nell'ombra, e il sole appena illuminava il sommo delle case più alte; ma quando dall'arcata delle Procuratie sboccarono in Piazza San Marco fu come se un'altra ora del giorno brillasse sul loro capo. Bench'ella avesse sempre abitato a Venezia ed egli vi fosse già da oltre un mese, s'arrestarono tutti e due maravigliati, rapiti. Il cielo aveva il color della perla, l'aria era luce e tepore. Ma la cattedrale bisantina, palpitante sotto i baci del sole, ardeva dai marmi, scintillava dalle vetrate, dai mosaici, dai bronzi, dagli ori, con le mille vibrazioni d'un corpo che vive, che sente, che ama.

Senza parlarsi, i due s'avviarono lentamente verso la Piazzetta. Seduti sui gradini d'uno degli stendardi alcuni forestieri davano da mangiare ai colombi; altri ritti davanti alla chiesa ammiravano.

Guido di Reana toccò il braccio alla Teresa, e le susurrò: