La posta era più ricca del solito. C'erano quattro lettere, tra cui una del suo giardiniere, un'altra, col bollo dell'Aia, di Mario Vergalli. Questa la Teresa, arrossendo, la mise da parte. Un profumo acuto, particolare, le rivelò la mittente della terza lettera che le capitò fra le dita.—Che cosa può volere la Giulia Orfei?—ella pensò aprendo la busta con una stecca sottile d'avorio.
La Giulia Orfei non voleva nulla; anzi, per esser sinceri, non diceva nulla di concludente. Otto paginette d'una calligrafia lunga, fine, aristocratica, erano consacrate per metà alla stagione estiva di Aix-les-Bains, ove la Giulia aveva passato un mese, e per metà ai piccoli pettegolezzi che in quell'autunno rompevano la monotonia delle villeggiature sui colli Berici: amori, fidanzamenti, rotture, paci; il tutto raccontato con una festività priva di cattiveria, perchè la Orfei non era cattiva, e appunto per la bontà del suo animo si faceva perdonare dalla Teresa Valdengo la leggerezza della sua condotta. Ciò non toglie che quella lettera avesse il suo poscrittino con una punta di malizia. «E dei casi tuoi che mi narri? O quanto aspetti ad andar in campagna quest'anno? Dicono che hai la villa in ristauro, ma dicono anche… se tu sapessi quello che dicono gli sfaccendati!… Del resto, sei libera come l'aria e avresti un gran torto a non approfittarne…. Mandami una riga, bella misteriosa!»
Stringendosi nelle spalle, la Teresa ripose il foglietto profumato nella busta.
E prese l'epistola del suo giardiniere. Vi si parlava della casa ch'era ormai in ordine, tranne due stanze non ancora perfettamente asciutte; del giardino che, favorito dalla mitezza della stagione, era tutto in fiore. Voleva ella ch'egli le spedisse l'ultime rose, o non sarebbe venuta piuttosto a spiccarle con le sue mani? Si poteva giurare che il bel tempo sarebbe durato per tutta questa luna, fin dopo San Martino.
—Sì, andrò in campagna fino alla metà di novembre—borbottò fra sè la
Teresa.—È il meglio che mi rimanga da fare.
Indi, proseguendo nello spoglio della sua corrispondenza, aperse con curiosità una lettera che veniva da Milano e di cui ella non aveva riconosciuto la calligrafia.
Era della sua sarta, madama Vollini, che due volte all'anno faceva un giro nel Veneto per raccogliere le commissioni delle sue clienti, ma che quest'autunno doveva rinunziare al suo viaggio per cagione di salute. Un parto precoce l'aveva ridotta in fin di vita, e il suo dottore, il celebre ostetrico Boni, che l'aveva salvata per miracolo, le imponeva per qualche mese ancora i maggiori riguardi. Siccome però non l'era proibito d'occuparsi del suo laboratorio, ella si raccomandava alle signore le quali l'onoravano del loro patrocinio, affinchè volessero farle avere a Milano i loro ordini ch'ell'avrebbe eseguiti con puntualità ed esattezza. Annunziava l'invio di un pacco di campioni coi prezzi ristretti, e con gli ultimi figurini di Parigi.
—Vedremo—disse la Valdengo con indifferenza.
E si decise a leggere la lettera del conte Mario. Chi sa! Forse qualche indiscrezione l'aveva raggiunto laggiù; forse egli era già informato di tutto.
No, non era così, o almeno non appariva così, benchè la lettera avesse un'intonazione più grave, più malinconica del solito. Era in Olanda adesso, il conte Mario, e prolungava di poco la sua assenza per visitare un paese che non conosceva ancora. Ma chi gli spiegava la strana contraddizione? Non aveva provato mai come questa volta il senso doloroso della nostalgia, e mai come questa volta s'era indugiato lungo il cammino. Il cuore lo richiamava indietro e una incomprensibile forza d'inerzia lo spingeva avanti. Era il presentimento che fosse quello l'ultimo viaggio di qualche importanza ch'egli avrebbe fatto? Era la sciocca, singolare pretesa di ricever dall'amica un biglietto, un dispaccio che gli dicesse:—«Affrettate il vostro ritorno. Ho bisogno di voi»?—E perchè doveva ella aver bisogno di lui, ella che sapeva così bene regolarsi da sè? A ogni modo, circa al 20 di novembre egli sarebbe stato in Italia, e l'avrebbe vista a Venezia o nella sua villa di Mogliano. Non erano ancora terminati i ristauri della villa? E il suo raccomandato non era ancora partito?… Vergalli concludeva, secondo il suo costume:—«Ricordatevi che sono sempre a vostra disposizione, sempre alla portata di un telegramma».