—No, di quella non guarisco mai!
—Non prende più il cloralio?
—Qualche volta—ella rispose brevemente. E cercò di sviare il discorso, domandando conto dell'esito della fiera di beneficenza che s'era tenuta ai primi d'ottobre, e per la quale, fra parentesi, ell'aveva spedito da Venezia alcuni bellissimi regali.
Il segretario tentennò il capo. Erano anni cattivi. Tutte le borse erano asciutte. A eccezione di lei, che, pur da lontano, aveva trattato da pari sua, nessun altro s'era mostrato generoso. Già bisognava esser giusti. Ogni giorno ce n'era una di nuova. E come se non bastassero le disgrazie nostre, c'eran quelle degli altri. La fame in Sicilia, i terremoti in Calabria, eccetera, eccetera. La gente non ne poteva più.
Indi il segretario assurse a considerazioni d'alta politica; biasimò i metodi di governo, l'accentramento amministrativo, l'espansione coloniale, le spese per l'esercito e per la marina, e dichiarò che dal 1870 in poi s'era sbagliato strada, e che per rimetter le cose in carreggiata ci volevano uomini nuovi. Non lo disse, ma lasciò intendere che uno di quegli uomini nuovi sarebbe stato lui.
La dotta dissertazione fu interrotta dall'arrivo del marsala e dei biscottini, dopodichè i tre visitatori se ne andarono promettendo di tornar quanto prima. Nell'uscire si scambiarono le loro impressioni.
—È distratta.
—Non è più quella d'una volta.
—Non ci ha nemmeno invitati a pranzo.
—E sì ch'essendo così sola!…