Nè in questo completo naufragio della sua vita la Teresa pensava che un soccorso qualsiasi potesse venirle da Guido di Reana. In nessun caso sarebbe ricorsa a lui, in nessuno… nemmeno se l'orribile dubbio che l'angosciava si fosse tramutato in realtà. Aveva creduto d'amarlo; glielo aveva detto, glielo aveva provato con quel dono di sè che gli uomini, a torto o a ragione, reputano la sola valida prova d'amore; e adesso, tre giorni dopo ch'egli era partito, adesso, col terrore d'una catastrofe ond'egli sarebbe stato la causa, adesso il suo cuore era già insensibile e muto per lui. Non lo amava e non l'odiava. Solo non era spento nel suo animo quel senso di pietà femminile, quasi materna, ch'egli aveva inspirato sin dal primo vederlo. Lo considerava come un fanciullo cieco ed irresponsabile al quale non si può domandar conto del male che ha fatto.

XIV.

—Disturbo?

Era Sauri, il dottore, che s'era fermato, col cappello in mano, a pochi passi dalla Teresa.

Ella dissimulò a fatica la sua noia. Pur troppo ell'avrebbe dovuto interrogare un medico. Non avrebbe però interrogato nè Sauri, nè altri ch'ella conoscesse… Sauri, a ogni modo, meno di tutti.

—Avanti pure—ella rispose.—E si copra, chè non fa mica caldo.

—Ho sentito—ripigliò il dottore—ch'ell'era in giardino e mi son immaginato che sarebbe stata qui nel suo posto prediletto… Ma badi ch'è un posto umido, e se non istà perfettamente…

—O perchè vuole ch'io non stia perfettamente?—replicò la Teresa colorandosi in viso.

—Non so… Or ora era pallida… E qualche parola della cameriera…

—Pettegola!… O dica la verità… È stata lei a farlo venire?