—Già, quest'anno è caduto di domenica.
—È vero, è domenica… Essendo stata festa ieri mi confondevo… credevo fosse lunedì.
Il dottore parlò alquanto delle corse di Treviso, dello spettacolo d'opera al Teatro Sociale. Ella non ci andava?
—Se sono un'invalida!—disse la Teresa sorridendo.
—Oh per sabato prossimo che c'è la corsa grande sarà perfettamente guarita… Intanto, badi a me, venga via di qua…
E per darle il buon esempio si alzò.
La Teresa si strinse nelle spalle. Tuttavia ella consentì ad avviarsi verso casa in compagnia del dottore, chiacchierando di cose indifferenti.
—Passerò domattina—disse Sauri accommiatandosi.
Ella si chinò su un cespo di rose.—Arrivederci.
Oh come gli sarebbe stata riconoscente s'egli le avesse scoperto il principio d'una grave infermità; d'una buona tifoidea, d'una polmonite doppia, d'una congestione cerebrale o di qualche cosa di simile! Come si sarebbe messa a letto docile e rassegnata, rassegnata a morire se la Provvidenza voleva così, rassegnata a guarire se, guarendo, ella non avesse più sentito la spina acutissima che ora le trafiggeva le carni. Per un istante ell'ebbe l'idea di tornarsene laggiù, appunto perchè Sauri le aveva detto che non era senza pericolo il rimanervi. Sì, ma era poi certa di pigliarsi una malattia mortale? E che ci avrebbe guadagnato a esser côlta da una febbre che la tenesse prigioniera in camera per due o tre settimane? Forse che il nuovo germe morboso da lei assorbito avrebbe distrutto la causa preesistente del suo malessere? O non l'avrebbe invece svelata più presto? Ma intanto come saper la verità, temuta e pur necessaria? Sicuro; aspettando ella l'avrebbe saputa… nello stesso tempo degli altri… e questo no, ella non voleva a niun patto, decisa com'era a portar nella tomba l'umiliante segreto.