Ella amava tanto le rose una volta. Perchè le ripugnavano adesso? Era un sintomo anche questo?

Guardò appena le carte da visita. Che le importava de' suoi visitatori? Che le importava di alcuna cosa al mondo, se ciò ch'ella temeva era vero?

Dei due giornali che la posta le aveva recati ella ne aperse distrattamente uno a cui era abbuonata da un pezzo, il Corriere della Sera di Milano. Lo spiegò, e scorrendone la terza pagina, l'occhio le cadde sopra un annunzio che certo doveva esservi comparso altre volte, ma che l'era sempre sfuggito o sul quale ella non aveva fermato mai l'attenzione. L'annunzio, stampato in caratteri piccoli, era il seguente: Il dottore Ermete Boni, chirurgo ostetrico, riceve ogni giorno dall'una alle tre. Piazza Beccaria, n. 5.

Strana combinazione! Il nome di questo dottor Boni, menzionato nella lettera recente della sua sarta con l'appellativo di celebre ostetrico, le ricompariva dinanzi a così breve intervallo e proprio nel momento in cui ella aveva il bisogno di consultare un medico, uno specialista che dimorasse in altra città e che non la conoscesse. La Teresa Valdengo non era superstiziosa, non credeva agli avvertimenti soprannaturali; pur quella coincidenza non poteva a meno di colpirla, di suggerirle un'idea molto semplice ed ovvia. O perchè non sarebbe andata a Milano, perchè non avrebbe consultato il dottor Boni? Ora, dai fondi oscuri della memoria, sorgeva in lei la vaga reminiscenza di un discorso udito tempo addietro in un crocchio di signore, non ricordava bene nè il dove, nè il quando, un discorso nel quale alcuno aveva accennato a questo dottor Boni, milanese, come a un ginecologo insigne, uno dei migliori d'Italia. Forse non era, forse si trattava di un altro. Ma invero, nel caso di lei, non occorreva affatto un medico insigne. Bastava uno al quale ella potesse aprirsi con minore vergogna.

Quando l'animo è agitato dalle tempeste, ogni risoluzione, anche d'indole secondaria, dà pur qualche istante di calma. Così la Teresa Valdengo, di mano in mano ch'ella si raffermava nel proponimento di ricorrere al dottor Boni, si sentiva più tranquilla, più forte, più padrona di sè. E nel resto di quel giorno e nei due dì successivi ella seppe adattarsi al viso la maschera dell'impassibilità, seppe celar ai familiari e agli estranei la cura assidua, affannosa ond'ella studiava sè stessa, intenta a cogliere ogni segno, ogni indizio che avvalorasse o affievolisse i suoi crudeli sospetti. Al medico ella dichiarò ch'era perfettamente guarita.

—Guarita senza bisogno delle due polveri di Seidlitz—ella disse. E poich'egli stentava a persuadersene e la trovava giù di cera,—Oh, la cera—ella ribattè—non significa nulla. Non sono stata mai color di rosa, e adesso sarò in un cattivo momento. S'invecchia, caro Sauri, e le donne che hanno resistito più a lungo danno un crollo più rapido… Convien rassegnarsi.

XV.

Ma la sera del terzo giorno, sentendosi più inquieta del solito, la Teresa decise di romper gl'indugi e disse alla Luisa:—Preparerai subito la mia sacca da viaggio, quella piccola, mettendovi lo stretto necessario per un'assenza brevissima.

La cameriera la guardò attonita.

—Parte?