Alla richiesta se si tratteneva la notte ella ebbe un momento di esitazione; poi rispose di sì. L'era duro il passare un'altra notte all'albergo, ma non sarebbe potuta partire che alle undici di sera, e a quell'ora, così sola, non le piaceva.
La fantesca andava, veniva, portava gli asciugamani puliti, rifaceva il letto, spolverava i mobili, guardando di sottecchi quella signora dall'aspetto sofferente che sedeva nell'angolo del canapè, tutta imbacuccata nello scialle per ripararsi dall'aria umida che entrava per la finestra aperta. Aveva voluto lei che si spalancassero i vetri, per ventilare la camera, e anzichè scendere nella sala di lettura era rimasta lì a prendersi il freddo. E sì ch'era una dama. Lo si capiva dalla fisonomia, dal vestito, dai modi, dal portamento; era una dama e non doveva essere avvezza ai disagi. Ed era maritata; aveva l'anello al dito. O perchè non aveva portato seco la cameriera? Perchè schivava la gente? Aspettava qualcheduno? O doveva lei andare a cercar qualcheduno con quel fiacre che aveva ordinato pel tocco? Non c'era verso d'attaccar discorso. La Teresa pareva una statua. Non che fosse superba o sprezzante; che anzi se diceva qualche parola, la diceva con una voce dolce, con un tono affabile, come di persona che si raccomanda: ma era chiaro che aveva di gran pensieri pel capo e che desiderava esser lasciata tranquilla.
Alla fine la donna richiuse la finestra e piantandosi dinanzi alla
Teresa:—Ha bisogno d'altro?—le domandò.
—No, grazie—rispose l'interrogata.
Appena fu sola, la prese una delle sue nausee violente, ed ella dovè portarsi il fazzoletto alla bocca… Ahimè, quei sintomi che si ripetevano ostinatamente, uniti ad altri indizi non dubbi, quasi rendevano superfluo il consulto. Che male poteva essere il suo, se non era il male che tante spose invocano come pegno di gioie soavi e ineffabili?
Comunque sia, se il suo non era che un sospetto, ella voleva mutarlo in certezza; s'era già una certezza, ella voleva avere una certezza più grande. L'orologio segnava le dieci e un quarto. Ancora tre ore, ancora tre ore e mezzo prima di poter recarsi dal dottor Boni. E s'egli non fosse in città? Se impegni precedenti gli avessero impedito di riceverla? Che avrebbe ella fatto? A chi si sarebbe rivolta, ella che non conosceva nessuno?
Pur l'animo della Teresa Valdengo era così pieno d'angoscia che non le restava posto da accoglier questa nuova ragione d'ansietà, ed ella cacciò da sè il dubbio che il dottor Boni non si trovasse in paese o fosse impedito. E intanto, ritta dietro i vetri, ella assisteva distratta allo sfilar delle carrozze che a tre, a quattro, a cinque, sboccando da Santa Radegonda, da piazza della Scala, da via dell'Agnello, portavano al municipio i corteggi nuziali, e si fermavano sotto la pioggia, davanti al palazzo Marino, di fronte all'albergo. Scendeva dal primo legno la sposa, per lo più con un mazzo di fiori in mano; scendeva protetta dall'ombrello del compare, vigilata teneramente dai parenti; poi con passo ora tardo e vacillante, ora svelto e sicuro, saliva la piccola scalinata, ed entrava nel portone del palazzo di cui gli uscieri municipali tenevano aperti i battenti. Seguiva la seconda vettura con lo sposo e altri congiunti più stretti, fratelli, sorelle, testimoni; quindi, nei legni successivi, venivano gli amici e i semplici conoscenti. Le carrozze, deposto il loro carico, lasciavano il posto ad un altro corteggio e andavano a schierarsi in un angolo della piazza, o intorno alla statua del Manzoni, il vecchio arguto e immortale, che dal suo piedistallo di marmo pareva sorridere all'amore e alle nozze. Di tratto in tratto, dal portone del Palazzo civico, un usciere faceva un segno. E un gruppo di vetture si muoveva, tornava a fermarsi davanti alla scalinata, ove, dopo il sì irrevocabile, s'affacciavano sposi quelli ch'erano saliti fidanzati. Gli sportelli si aprivano e si richiudevano, i cocchieri toccavano le redini o agitavano la frusta, e via tra il fango e la pioggia… Che destino attendeva le nuove famiglie?… Che gioie, che dolori, che disinganni?
XVI.
—Piazza Beccaria, numero cinque—disse la Teresa al fiaccheraio, mettendo il piede sul predellino. Ell'era bianca in viso come una morta, ma risoluta.
Il cameriere dell'albergo, salutando, chiuse lo sportello; la vettura partì.