— Sicuro che viene, ma adesso non c'è.

— E... scusi... a che ora posso...?

Il professor Grolli non aveva finito la frase quando il signor Radice (o Lupini) scoppiò in una risata sonora. Gli è che l'ottimo sensale di noleggi coglieva finalmente il frutto della sua facezia di pochi minuti prima. Poichè sulla soglia dell'ufficio, dietro la personcina esile e smilza del professore, era comparso un colosso alto quasi due metri e grosso in proporzione, e questo colosso era precisamente il capitano Rodomiti che il signor Radice (o Lupini) aveva fatto le viste di cercare perfino negli scaffali d'un armadio.

— Con permesso — disse il capitano, il quale a cagione della sua mole ciclopica non poteva entrare finchè il professore non gli cedesse il posto.

Costui sentì a trenta centimetri sopra il suo capo la voce tonante del nuovo arrivato, si voltò, guardò in su, e vide in mezzo a una nuvola di fumo che usciva dal caminetto di una pipa, una bella testa caratteristica con la carnagione abbronzita, la barba folta, gli occhi azzurri e profondi e una cicatrice a sinistra della bocca.

— Con permesso — ripetè il capitano, e il dottor Romualdo si tirò da parte più confuso che mai, mentre il signor Radice (o Lupini) rivoltosi al colosso gli disse: — Capitano, quel signore domanda di voi.

Il capitano Rodomiti squadrò d'alto in basso il signore piccino, si tolse la pipa di bocca, mandò fuori un buffo di fumo e chiese: — È lei il professore Romualdo Grolli?

— Appunto, sono io — rispose il professore, alzando gli occhi in su come se guardasse un campanile.

— Lietissimo di far la sua conoscenza... Se non Le dispiace, potremo andare in luogo tranquillo... a pochi passi di qui... A rivederci allora — continuò il capitano, salutando con la mano il sensale di noleggi senza pronunziarne il nome, e lasciando così sospesa la grave questione se il personaggio faceto fosse il signor Radice o il signor Lupini. — Eccomi con lei — egli riprese quindi, abbassando lo sguardo sul Grolli.

E i due uomini uscirono insieme sulla strada. Il professore, che durava non poca fatica a misurare il suo passo su quello del capitano, gli veniva a fianco senza parlare nella speranza che l'altro iniziasse il discorso. Dal canto suo il Rodomiti avrebbe preferito di essere interrogato; onde tacevano tutti e due, e tacendo si esaminavano a vicenda. Una grande disparità fisica non suol generare a prima vista una grande simpatia reciproca fra due individui. E fra il Rodomiti e il Grolli la disparità non poteva esser maggiore. Il primo, come si disse or ora, era veramente un bell'uomo, dalla fisonomia aperta e leale, ma il dottor Romualdo lo considerava dal punto di vista onde gli uomini troppo piccoli considerano gli uomini troppo grandi, e non poteva guardare senza una certa diffidenza quella figura torreggiante, quelle membra atletiche, il cui solo contatto pareva doverlo schiacciare. Ed egli velava questa diffidenza con la unzione, con la timidezza che sono proprie dei deboli quando si trovano al cospetto dei forti, e che spiacevano singolarmente al capitano Antonio, già poco favorevole al topo di libreria.