Il Rodomiti si determinò a romper pel primo il silenzio. E lo fece alla marinaresca, senza preamboli. — Io vengo da Montevideo, signore.
Quest'annunzio fu una rivelazione pel Grolli. Egli alzò gli occhi verso il suo interlocutore, poi li chinò a terra e un vivo rossore si stese su quella parte del suo volto che non era nascosta dalla barba o dai capelli.
— Da Montevideo — egli soggiunse, come facendo eco alle parole del capitano.
E cento memorie della fanciullezza si affacciarono alla sua mente, e un nome scancellato quasi dal suo cuore gli tornò sulle labbra. Pur sul punto di pronunziarlo si arrestò, come se pronunziandolo violasse un voto, fallisse a un dovere. E si contentò di fare una domanda indiretta:
— È partito da un pezzo di là?
— Da due mesi e mezzo.
— E la cosa per la quale mi ha chiamato a Genova ha relazione con questo suo viaggio?
— Senza dubbio — rispose il capitano, stanco di tutto questo armeggìo. — Ho un incarico della signora Elena Natali.
L'incanto era rotto. Il nome che da anni e anni il professor Grolli non sentiva più menzionare d'intorno a sè tornava a ferirgli l'orecchio, e la persona che portava quel nome stava forse per aver di nuovo una parte nella sua vita.
— Elena! — balbettò il professore, più commosso ch'egli non volesse parere. — Non le sarà già accaduta sventura?