Il professore Romualdo girava su e giù per la stanza, ora con le mani intrecciate dietro la schiena, ora gestendo, animatamente e cacciandosi su pel naso qualche presa abbondante di tabacco. Positivista come gran parte degli scienziati, egli non credeva ai viaggi fantastici d'oltre tomba; tuttavia le ultime parole della lettera gli ronzavano agli orecchi: Forse in quell'istante tua sorella ti sarà più vicina che non ti sia stata da undici anni a questa parte, forse passandoti accanto, spirito leggero e fuggitivo, ella deporrà un bacio sulla tua fronte.

— È permesso? — chiese dal di fuori una voce piena e sonora, ch'era impossibile prendere in isbaglio.

Il Grolli trasalì. — Chi è?

— Sono io, sono il capitano Rodomiti.

E la poderosa persona del marinaio si affacciò alla soglia. Egli aveva sempre la sua pipa in bocca e la sua testa era circonfusa da una nuvola di fumo.

— Se desidera ancora rimaner solo... se non ha letto tutte le carte che le ho lasciate — continuò il capitano, mostrandosi pronto a ritirarsi di nuovo.

— No, no — disse il Grolli, e, vincendo la sua innata timidezza, fece qualche passo verso il suo interlocutore; quindi soggiunse senz'alzare gli occhi: — Ho letto, e innanzi tutto mi lasci dirle che Lei è un cuor generoso.

— Basta — interruppe il colosso — non perdiamoci in complimenti. Noi uomini di mare, quando facciamo una cosa, crediamo di far ciò che c'impone il nostro dovere. La prego invece di accostarsi di nuovo al tavolino... Qui... s'accomodi.

Così dicendo, depose la pipa in un angolo della stanza e si tolse di tasca un piccolo astuccio.

La signora Teresa sospinse adagino l'uscio e cacciò la testa per lo spiraglio.