— No — rispose il Rodomiti, dopo aver riflettuto un istante. — Una sola volta, io medesimo, lo confesso, le feci intravedere la possibilità d'un suo rifiuto. Ella, che giaceva supina sul suo letto, si alzò faticosamente a sedere, e mi guardò sbigottita, ma la sua fisonomia non tardò a riprendere la sua espressione naturale. Mi tese la mano scarna, con queste parole che non dimenticherò mai: — In ogni caso, capitano, io mi fido di voi... la mia Gilda non sarà gettata sulla strada. — Può fidarsene, signora Natali — io risposi. — Lo sapevo — ella bisbigliò con un sorriso. E tutta racconsolata lasciò ricadere il capo sul guanciale.
— Ebbene, capitano Rodomiti — proruppe il dottore, animandosi a un tratto — prima che su ogni altro, mia sorella aveva fatto assegnamento su me. Io non permetterò ch'ella vi abbia fatto assegnamento invano.
Il capitano si levò la pipa di bocca e la tenne fra le dita sospesa all'altezza della spalla, poi fissò i suoi occhi in quelli del professore, che esprimevano una volontà ferma e risoluta, e gli tese la sua mano bruna e incallita.
— Bravo, professore, Lei mi solleva da un gran pensiero... Mia sorella Teresa avrebbe tenuto volentieri la piccola Natali presso di sè, ma io non sarei stato appieno tranquillo. Teresa ha un cuor d'oro, ma è un po' corta, ha certe fissazioni strane e per troppa affezione si rende molesta... Bravo, professore... Io m'ero ingannato nel giudicarla... Sì, non glielo dissimulo, a prima vista io temevo che Lei avrebbe cercato ogni pretesto per isbarazzarsi di questa nipote che Le piomba addosso dall'America... Avevo sbagliato; tanto meglio... Oh per me, quando sbaglio, lo dico aperto... Venga di qua adesso, signor dottore.
E, aperto l'uscio, invitò il Grolli a passare avanti.
La signora Teresa, appena sentì lo scalpiccìo dei piedi nell'andito, uscì da una stanza e si avvicinò il fratello chiedendogli piano — Hai parlato?
— Ho parlato, ma non se ne fa nulla. Il signor professore vuole la bimba per sè... E noi — egli si affrettò a soggiungere, vedendo ch'ella si disponeva a replicare — non possiamo fare alcuna obbiezione, perchè egli è nel suo pieno diritto.
La donna, che aveva una gran soggezione del suo Tonino, com'ella chiamava il gigantesco fratello, non aperse bocca, e si limitò a congiunger le mani e a tentennare il capo con aria malcontenta. — È già vestita — ella disse poi, mettendo il piede sopra una favilla sprigionatasi dalla pipa del capitano e caduta sul pavimento.
Sotto questi auspizi il professor Grolli fu presentato alla Gilda col vezzeggiativo di zio Aldo. La fanciulla era bruna, ricciuta, aveva due occhi color nocciuola pieni di vita e d'intelligenza, membra snelle, giuste, aggraziate, statura piuttosto alta per l'età sua. È forza riconoscere ch'ella mostrò di gradir poco la presentazione. Infatti, quando lo zio Aldo tentò di prenderla in braccio, ella si scontorse e si mise a strillare in modo che gli convenne deporla subito in terra, e quando lo zio Aldo, che aveva disimparato i baci da un pezzo, si chinò a baciarla, ella tornò a piangere al contatto della sua ispida barba. Onde il professore si perdette d'animo, e la signora Teresa dichiarò al fratello che mai e poi mai la Gilda si sarebbe acconciata ad andarsene con quel porcospino. Il capitano Rodomiti, vista la difficoltà della situazione, volle rimaner solo con la bimba, che lo chiamava abusivamente zio Tonino e che nei due mesi e mezzo passati a bordo della Lisa non gli aveva disobbedito una sola volta; se la fece sedere sulle ginocchia, quindi se la portò sulla spalla destra tenendola ritta, tantochè ella potesse toccare il soffitto colle sue manine, la condusse in giro per la stanza in questa posizione eminente, le raccontò alcune storielle, e le promise di raccontargliene dell'altre la sera, purchè fosse buona e si lasciasse prendere in braccio e baciare dallo zio Aldo. Così quando la Gilda ricomparve insieme col capitano, ella era di umore assai più mansueto, e respinse meno violentemente le carezze abbastanza impacciate dello zio.