— Già... mia nipote — replicò il professore, dopo un momento di distrazione.

— Curiosa! Non sapevo che il professore avesse fratelli.

Le guance del nostro Romualdo si colorarono vivamente. — Avevo una sorella, che è morta — egli disse con uno sforzo.

— E il padre della bimba?

— Morto anche lui!

— Povera creatura! — esclamò la signora Dorotea, congiungendo le mani e abbandonando quindi l'atteggiamento verecondo che correggeva il disordine della sua toilette.

Il dottor Romualdo guardò pudicamente da un'altra parte e sospirò: — Ma!

— Creda pure — riprese la signora Dorotea, e non pareva più la medesima donna che il giorno prima s'era mostrata tanto inviperita col suo pigionale — creda pure, signor professore, se fossi più giovane, se avessi un quartiere meno ristretto, vorrei continuare ad alloggiarli io, vorrei attendere io alla bambina. Ma come si fa?... È impossibile... proprio impossibile.

Il professore chinò la testa con aria rassegnata.

— Intanto non si dia fretta — seguitò l'altra — c'è tempo... Penseremo insieme... vedremo... Ho qualche cosa in vista... E adesso non si affanni per la fanciulla... vada nel suo studio, Lei... starò attenta io stessa quando si sveglia... la vestirò io...