E il signor Gedeone era altrettanto sincero nel suo affetto paterno, quanto nel suo desiderio d'introdurre in città senza dazio le derrate che egli nascondeva nei carri di fieno.
La Gilda risalì le scale, lieta in cuor suo che il suo vecchio amico avesse scelto la professione d'artista.
Nel ritirar dal collegio la sua pupilla, il dottor Romualdo s'era proposto di compiere egli stesso la sua educazione. Perciò la faceva studiare almeno due ore al giorno. Egli era in principio un po' impacciato, ma la Gilda gli additava ella stessa la via, ribellandosi ad ogni metodo rigoroso, eppure riuscendo ad afferrar di volo ogni cosa. Il professore aveva cominciato col trovar molto da ridire su questo modo di procedere a sbalzi, ma aveva finito col dar ragione alla discepola. Ella era così pronta d'ingegno, ella scriveva con tanto garbo! Quand'ella gli leggeva i suoi componimenti pieni di semplicità e di freschezza, era come se una musica nuova gli ricreasse l'orecchio. Le discipline scientifiche avevano intorpidito in lui il senso dell'arte; ora esso gli si risvegliava nell'anima, gli richiamava alla mente le vergini impressioni dell'infanzia, e gli faceva sentir tutto il pregio di studi che aveva negletti. Gli pareva d'essere, anzichè il maestro, l'allievo. Era ben altra cosa quand'egli introduceva la Gilda nel suo laboratorio. Là egli era come un re; tutto obbediva ai suoi cenni; sotto il suo occhio vigile, nelle sue storte, alla fiamma dei suoi fornelli i corpi mutavano forma, aspetto, colore, e la natura gelosa gli rivelava gli intimi suoi segreti. Ed egli si compiaceva a stuzzicar la curiosità della sua pupilla, certo com'era di non poter esser mai colto alla sprovvista dalle domande di lei. Forse era questa l'unica sua vanità.
La signora Dorotea, a cui il passare degli anni non aveva raddolcito il carattere, sparlava liberamente del sistema di educazione tenuto dal professore. — Vuol fare di sua nipote una dottoressa; si può dar di peggio?... Che maraviglia se ella è pallida, allampanata, con le pesche sotto gli occhi... Ne son morte di fanciulle a forza di leggere... Ne ho conosciute io...
V'erano dei giorni in cui l'umore della Gilda pareva dar ragione ai pronostici della vedova. Bastava un nonnulla a farla piangere, non voleva uscire, non c'era verso di cavarle una parola di bocca.
Una mattina che la ragazza era più smorta dell'ordinario, la signora Dorotea fece a bassa voce delle comunicazioni misteriose al professore, concludendo: — Se non crede a me, mandi per un medico.
Il medico venne, si mise a ridere, diede ragione alla signora Dorotea, e finì tra il serio e il faceto: — Via, caro professore, non affatichi troppo questa sua nipote. Non è uno studente d'Università, è una donna.
La signora Dorotea chinò il capo in segno di assenso.
— Ci vuole una vita più svariata — continuò il medico — la conduca spesso fuori di casa, le faccia conoscere qualcheduno... gioventù sopra tutto... i giovani devono stare coi giovani... Quando poi verrà l'autunno... adesso già ci vuol tempo, siamo appena in febbraio... in autunno insomma un viaggetto sarebbe eccellente... Alle corte, io stimerei opportuno di adottare un altro sistema di vita.
Qui l'approvazione della signora Dorotea fu meno esplicita. — Bisogna stare coi giovani! — ella borbottò fra i denti. — Come se io fossi una vecchia decrepita e rimbambita... Le belle cose che s'imparan dai giovani!